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Tutta un’altra storia. Un’operazione verità sul dramma di Pontelandolfo

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Il giornalista e scrittore Giancristiano Desiderio interviene con il suo libro “Pontelandolfo 1861” sull’episodio chiave della repressione del brigantaggio. I bersaglieri non furono macellai né fecero rappresaglie, ma restituirono all’Italia una zona a rischio e riportarono l’ordine e la sicurezza con grandi sacrifici

Forse centoquarantasette pagine risultano pochine per un libro che si propone di fare chiarezza su un episodio storico delicato e pesante allo stesso tempo.

Ma per fortuna la qualità non si misura al chilo o per numero di pagine e Giancristiano Desiderio ha fatto centro.

Giancristiano Desiderio

Il giornalista e scrittore di Sant’Agata dei Goti (ma pompeiano di nascita) è intervenuto sulla vicenda di Pontelandolfo con Pontelandolfo 1861. Tutta un’altra storia, un libro annunciato da oltre un anno e uscito a gennaio per i tipi della Rubbettino.

Una combinazione che sa di metafora, visto che per la terza volta una casa editrice meridionale (la prima volta è toccato a Laterza con un importante studio di Alessandro Barbero sul forte di Fenestrelle e la seconda alla romana Salerno con la ricerca di Maria Teresa Milicia su Cesare Lombroso) si contrappone alle tesi dei revisionisti borbonizzanti (Pino Aprile e Gigi Di Fiore su tutti) divulgate dall’editoria del Nord (Piemme e Utet).

La copertina di Pontelandolfo 1861. Tutta un’altra storia

Anche il titolo è una metafora: Desiderio non parla di massacri o carneficine. Non tocca le corde della retorica ma dà al lettore un pamphlet densissimo, in cui pignoleria scientifica e spirito polemico si intrecciano alla perfezione.

Quel che ci vuole per smantellare la leggenda nera costruita ad arte sul presunto sterminio di Pontelandolfo, per sottrarre il brigantaggio e la sua repressione alla storia e consegnarli alla politica, com’è avvenuto sin da subito e quasi senza soluzione di continuità, a partire dal filosofo Giuseppe Ferrari, che lanciò le prime denunce dalla Camera dei Deputati, dove sedeva nei banchi della Sinistra, a finire coi revisionisti antirisorgimentali. Passando per Gramsci, di cui si cita ogni tre per due la celebre frase attribuitagli da Togliatti: «Fino all’avvento della Sinistra al potere, lo stato italiano ha dato il suffragio solo alla classe proprietaria, è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, crocifiggendo, squartando, seppellendo vivi i contadini poveri che gli scrittori salariati tentarono infamare col marchio di briganti».

Il generale Enrico Cialdini e il suo stato maggiore

Non è il caso di entrare nel merito dell’uso distorto di un pensatore come Gramsci, di cui gli autori sudisti hanno abusato sin troppo. Al riguardo, Desiderio dà nel suo libro un’importante indicazione di metodo, recupera la lettura crociana e ridimensiona non poco la visione militante dell’intellettuale sardo:

«Eppure, questa storia nazionale, non priva di sofferenze e lutti, anzi ricca di drammi e tragedie come tutte le storie nazionali degli Stati europei, è stata interpretata con gli occhi dell’ideologia della storiografia di partito che ha trasformato il disorientamento sociale e le ribellioni contadine del Sud animate dal clero in una guerra di popolo». [pag. 21].

Antonio Gramsci

Vale la pena di notare che questa impostazione sopravvive in non poco revisionismo antirisorgimentale. Ne è un esempio vistoso il recente Briganti. Controstoria della guerra contadina nel Sud dei Gattopardi (Utet, Milano 2017), in cui Gigi Di Fiore riprende lo schema gramsciano. E viene il sospetto che ricorrere a questo schema sia un escamotage adottato dagli autori borbonizzanti più preparati per evitare di cadere nella doppia trappola del nostalgismo o degli schemi reazionari di Ancien Regime. Ma la concezione gramsciana, che era normale nelle opere di autori dello scorso secolo (si pensi ai lavori di Franco Molfese, che risalgono agli anni ’60) oggi rischia di essere un vero e proprio ferrovecchio, se non adeguatamente storicizzata. Sul punto, Desiderio è di una precisione chirurgica:

«La lettura che del Risorgimento ha dato il marxismo di Antonio Gramsci aveva come suo scopo non la comprensione della storia ma la creazione della coscienza di classe che con la classica divisione in buoni e cattivi, oppressi e oppressori, servi e padroni, mirava alla diffusione della ideologia comunista e alla affermazione della tirannia degli intellettuali del Pci (sugli stessi contadini e proletari). Un capolavoro della storiografia di partito che – con tutte le notizie, informazioni, dati – rimane pur sempre storiografia di partito» [pag. 21].

Torniamo a Pontelandolfo, la cui tragedia è più o meno nota nelle sue linee generali: il paese del Beneventano, assieme al vicino Casalduni fu oggetto il 14 agosto del 1861 di un pesante intervento militare, ordinato dal generale Enrico Cialdini, plenipotenziario per la repressione del brigantaggio, ed eseguito da due colonne mobili di bersaglieri, comandate dal colonnello Pier Eleonoro Negri e dal maggiore Carlo Melegari. I due paesi, in cui operava la banda del brigante Cosimo Giordano, furono messi a ferro e fuoco. In particolare, a Pontelandolfo vi furono anche delle vittime civili.

Briganti e carabinieri in un’immagine d’epoca

Proprio il numero dei morti è stato il primo punto che ha diviso gli storici ed è diventato oggetto di una contesa infinita e tutto sommato inutile: calcolate dapprima nell’ordine delle centinaia o delle migliaia, le vittime civili sono stare ridimensionate nell’ordine delle decine e c’è chi, come Davide Fernando Panella, ha fornito la cifra precisa, sulla base di documenti e testimonianze d’epoca, di tredici morti.

Anche se ci si limitasse a questa macabra contabilità, di cui tiene conto anche Desiderio, la narrazione della tragedia di Pontelandolfo cambierebbe non poco: la strage ci fu senz’altro, ma non in proporzioni tali da far parlare di massacro o carneficina. E fu decisamente inferiore a quella subita dai militari della colonna comandata dal tenente Cesare Augusto Bracci, inviata in ricognizione a Pontelandolfo e completamente sterminata l’11 agosto 1861 dai briganti e dai contadini locali, con un totale di 41 morti.

Pontelandolfo oggi

Ma l’intervento di Negri e Melegari fu anche la fase conclusiva di un dramma iniziato il 7 agosto, in seguito all’ingresso della banda di Giordano a Pontelandolfo.

Giordano e i suoi occuparono il paese con il beneplacito dell’arciprete Epifanio De Gregorio, fecero fuggire il sindaco Lorenzo Melchiorre e proclamarono un effimero governo provvisorio, durante il quale si verificarono disordini e furono uccise quattro persone: Angelo Tedeschi, Agostino Vitale, l’esattore Michelangelo Perugini e Libero Rocco D’Occhio, quest’ultimo su ordine diretto di Giordano.

Briganti in un’illustrazione d’epoca

Sulla base di questo quadro, a dir poco complicato, si può parlare al massimo di guerra civile e, a voler tentare un bilancio tra torti e ragioni, si ricava che il comportamento dei militari non fu criminale, come invece lo ha raccontato Pino Aprile in Terroni.

A questo punto è doveroso porsi due domande: cosa aggiunge di nuovo alla vicenda di Pontelandolfo il pamphlet di Desiderio? Perché, come recita il titolo, è Tutta un’altra storia?

Lo scrittore beneventano smentisce la tesi, finora prevalente, secondo cui l’intervento di Negri e Melegari fu una rappresaglia ordinata da Cialdini per vendicare la strage dei soldati di Bracci:

«L’ordine del generale Enrico Cialdini al colonnello Pier Eleonoro Negri non segue ma precede il massacro dei soldati del tenente Cesare Augusto Bracci a Casalduni» [pag.22].

Infatti:

«La strage dei soldati è della sera dell’11 agosto, mentre l’ordine di Cialdini è del 10 agosto e riguarda la occupazione di Pontelandolfo da parte della banda di giordano» [pag. 22].

C’è da dire che questa lettura, basata su una cronologia rigorosa, è stata in buona parte anticipata da Alfredo Zazo sin dall’immediato dopoguerra (in particolare nel numero XXIV di Samnium, maggio-agosto 1851, in cui si evidenzia la sfasatura tra l’ordine di Cialdini e la sua esecuzione).

Ad ogni buon conto, grazie a questa interpretazione «lo schema classico con cui quegli avvenimenti sono stati finora raccontati e giudicati – il massacro dei soldati e la rappresaglia – non regge più».

In conclusione:

«L’azione militare su Pontelandolfo non nasce come punizione, vendetta, castigo bensì come riconquista di un’area del Sannio in cui la reazione borbonica manovrando bande armate e risentimento sociale si era imposta e, se non fronteggiata, avrebbe potuto trascinare altri comuni nell’avventurosa anarchia».

La dinamica dei fatti è descritta approfonditamente nei capitoli che costituiscono il blocco centrale di Pontelandolfo 1861 (da pagina 53 a 83), a cui rinviamo. È inutile scendere nei dettagli se non per ribadire un concetto fondamentale: le truppe di Negri e quelle di Melegari si incrociarono quasi per caso alle porte dei due paesi, perché Negri aveva ricevuto l’ordine in ritardo e Melegari fu inviato sul posto proprio perché il suo collega non era intervenuto tempestivamente, anche perché impegnato in altre operazioni.

C’è di più: i briganti evacuarono da subito Casalduni, perché indifendibile e perché volevano tendere un’altra trappola ai soldati, che solo l’arrivo delle altre truppe riuscì a sventare.

Ciò spiega perché a Casalduni non ci fu alcun morto e perché a Pontelandolfo i morti furono solo i tredici che non vollero scappare o non vi riuscirono.

Per corroborare il tutto, Desiderio analizza alcuni documenti d’epoca (la Memoria di don Battista Mastrogiacomo, parroco di Fragneto Monforte, il libro dei morti della parrocchia del Santissimo Salvatore di Pontelandolfo, redatto dai canonici Pietro Biondi e Michelangelo Caterini, che sostituì il fuggiasco don De Gregorio, la lettera della nobildonna Carolina Lamberti e l’intervista al sergente Raniero Sacchi, l’unico scampato della truppa di Bracci, al giornale milanese La Perseveranza il 19 agosto 1861). La comparazione di questi documenti, tra l’altro già editi ma ignorati o minimizzati da molti autori revisionisti, conferma sia il basso numero di morti civili sia la dinamica degli avvenimenti sostenuta dall’autore di Pontelandolfo 1861.

È il momento di tirare i fili del discorso su Pontelandolfo, la cui tragedia non ha mai smesso di inquinare la politica perché in molti, sull’esempio del romanziere Carlo Alianello, hanno tentato di sottrarla alla storia per trasformarla in leggenda nera.

Il libro di Carlo Alianello

A Pontelandolfo non ci sarebbe stata alcuna rappresaglia ma solo un’operazione che oggi chiameremmo di polizia militare in una zona oggettivamente messa a rischio da fenomeni di brigantaggio in cui la spinta politica coesisteva con altre motivazioni, sociali e criminali, e non era neppure prioritaria.

Pontelandolfo, inoltre, fu il teatro di una tragedia enorme, piena di vittime e in cui i carnefici e i cattivi furono davvero pochi: essenzialmente i comitati borbonici, l’arciprete don Epifanio De Gregorio e i briganti della banda di Cosimo Giordano. Per il resto ci furono solo vittime: i civili uccisi dai briganti, i militari di Bracci e i civili uccisi dai bersaglieri durante il terribile Ferragosto di fuoco.

La rivista di Alfredo Zazo

Inoltre, lo stesso ruolo della popolazione dei paesi sannitici è molto meno netto di quel che vorrebbero i revisionisti antirisorgimentale: lo dimostra il comportamento tenuto dagli abitanti di Pontelandolfo il 21 dicembre 1861, quando assieme ai militi della Guardia Nazionale e a tre carabinieri respinsero i briganti che tentavano di entrare nuovamente in paese. Quest’ultimo episodio dovrebbe far capire il peso avuto, oltre che dal malcontento politico, dalla nostalgia e dalla crisi sociale, dal potere intimidatorio dei briganti, sia negli avvenimenti del Beneventano sia in tutte le altre zone ad alto rischio brigantaggio.

A questo punto è doverosa un’altra precisazione: se anche la tesi di Desiderio non resistesse al vaglio degli storici e quindi fosse confermata l’ipotesi della rappresaglia, ciò non servirebbe a incriminare il comportamento dei militari e di Cialdini. Per un semplice motivo: il diritto di rappresaglia ha avuto sempre una sua legittimità, anche al di fuori delle contese tra Stati sovrani, e non è detto che fosse inapplicabile anche a casi come quello di Pontelandolfo, in cui i briganti si richiamarono formalmente all’autorità di Francesco II di Borbone e istituirono un governo a suo nome.

Inoltre, è vero che la repressione del brigantaggio fu considerata dalle autorità politiche e militari un’operazione di polizia e non un intervento bellico, anche per ovvie ragioni di politica estera. Ma è altrettanto vero che la gestione degli stati d’emergenza e il potere di bando dei comandanti militari avevano meno limiti legali nelle Costituzioni degli Stati liberali rispetto a quelli che avrebbero avuto a partire dalla fine della Seconda guerra mondiale.

Non è il caso di andare oltre nella disamina giuridica di questo aspetto del problema, che fu tuttavia tenuto presente dai vertici politici del Paese e motivò l’elaborazione della legge Pica, proprio allo scopo di disciplinare meglio la repressione del brigantaggio. Certo, il diritto è noioso, ma ciò non toglie che abbia i suoi diritti, anche di fronte alla solidità delle vicende storiche.

Benedetto Croce

Il merito più grosso di Pontelandolfo 1861 consiste proprio nel suo essere un pamphlet, un libro di lotta, stavolta non in favore di rivoluzioni presunte ma della cosa più rivoluzionaria: la verità. E questa verità è più forte delle leggende imbastite ad arte, che hanno avuto anche esiti sgradevoli, tra cui la proposta di intestare una piazza di Cerreto Sannita a un personaggio quantomeno dubbio come Cosimo Giordano.

E questa verità racconta di un periodo turbolento, di cui hanno provato ad approfittare in tanti, tra cui i comitati borbonici e quelle porzioni di clero e notabilato legate ad essi. Questa verità racconta come una leggenda in parte creata ad arte da ambienti reazionari sia stata utilizzata in seguito dalla propaganda comunista e abbia alimentato a lungo la polemica di un certo estabilishment culturale.

Questa verità smaschera, infine, le mistificazioni di presunti storici, funzionali a seminare odio e a rimpinguare le casse di qualche editore e il portafoglio di pochi autori.

Per dirla con Desiderio, che ripete l’insegnamento di Croce, è la storia «che libera» dagli ingombri di un passato che altrimenti non passerebbe.

Già: tutta un’altra storia.

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Saverio Paletta, classe 1971, ariete, vive e lavora a Cosenza. Laureato in giurisprudenza, è giornalista professionista. Ha esordito negli anni ’90 sulle riviste culturali Futuro Presente, Diorama Letterario e Letteratura-Tradizione. Già editorialista e corrispondente per il Quotidiano della Calabria, per Linea Quotidiano e L’Officina, ha scritto negli anni oltre un migliaio di articoli, in cui si è occupato di tutto, tranne che di sport. Autore di inchieste, è stato redattore de La Provincia Cosentina, Il Domani della Calabria, Mezzoeuro, Calabria Ora e Il Garantista. Ha scritto, nel 2010, il libro Sotto Racket-Tutti gli incubi del testimone, assieme al testimone di giustizia Alfio Cariati. Ha partecipato come ospite a numerose trasmissioni televisive. Ama il rock, il cinema exploitation e i libri, per cui coltiva una passione maniacale. Pigro e caffeinomane, non disdegna il vino d’annata e le birre weisse. Politicamente scorretto, si definisce un liberale, laico e con tendenze riformiste. Tuttora ha serie difficoltà a conciliare Benedetto Croce e Carl Schmitt, tra i suoi autori preferiti, con i film di Joe d’Amato e l’heavy metal dei Judas Priest. [ View all posts ]

Comments

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  2. Warming up correctly is even more essential in powerlifting than in other styles of training.
    You can progress intensity or quantity on the opposite exercises, but regulate them each session depending
    on your energy ranges. In every section, focus on increasing the weight for the primary train wherever attainable (assuming correct
    form). Working with this variation permits you to build extra
    energy that can take some of the strain off the again and make your deadlift stronger total.
    The overhead press is a transitional movement from powerlifting to Olympic lifting.

    In your native or surrounding space there will likely be a
    powerlifting presence. This is why after I’m coaching
    an athlete to their first competition, I at all times construction two meets inside relatively quick proximity inside each other (a couple of months apart).
    But know that after the first one is out of the way, you’ll be far more prepared to achieve new levels of energy at your second competition. The
    reality is that you will never feel ready lifting at your first competition. So simply make certain you bring the pair of sneakers that
    you normally use in coaching – you possibly can’t
    go barefoot. In different words, how robust are your lifts in contrast with other similar-sized individuals?

    The athlete’s physique weight and whole weight matter in powerlifting.
    Evaluating the entire weight lifted with the athlete’s
    body weight yields points to rank athletes. This score is normally decided using
    dots, Wilks, or Glossbrenner, depending on the federation. Regardless of the scoring technique, the objective
    is to establish the athlete who’s the strongest pound-for-pound.

    You will want to wait 3 minutes between every set
    as a lot as step 5 (90% est 1-rep max) after which 5 minutes thereafter
    for all of those sets. In addition, the Bulgarian split squat is
    an excellent quad and glute exercise in its own right. In Addition To
    strengthening your quads, the front squat is another nice way to develop your strength out of the
    outlet. Use a weight that’s 10–20% lighter than usual, and persist with a low rep vary.
    If you would possibly be having trouble with method, depth,
    or confidence in the squat, the pause squat is a should.

    The pause squat is an everyday again squat that you’ve added
    a pause to. Usually, and the best way to do them typically, the pause is added within the backside position of the squat for a count of two or
    three.
    The squat, bench press, and deadlift every of particular requirements that lifters should comply
    with. Whereas it is a aim for all people who raise weights, for powerlifters, it’s particularly top-of-mind because of the sheer amount of weight they’re lifting.
    You take your powerlifting complete alongside with your weight and multiply it by a coefficient to
    provide the IPF Factors. At the tip of the powerlifting event, one award for males and females is given to athletes based on IPF Factors to find out the “Best Overall Lifter”.
    As I mentioned earlier, athletes compete in a weight and age class and ranked 1st, 2nd,
    and 3rd primarily based on their powerlifting
    totals. Once you’ve done a few local competitions, you could qualify for the State or Provincial
    Championships.
    His obsession and keenness for training is unmatched and his
    main focus is all the time doing a good task at whatever is in front of him within the current second.
    Max is a sports enthusiast who loves all types of ball and water sports.

    By the late Fifties, powerlifting grew in recognition, and the Newbie Athletic Union (AAU) organized the primary nationwide powerlifting championships in the Usa.

    This isn’t the case for powerlifting, and you’ll still stay aggressive regardless of
    the age division you compete. The goal of
    powerlifting isn’t isolating the muscle, however coordinating all
    your muscles toward a single motion. But first, let’s talk about a few of the benefits of powerlifting.

    If you’re considering beginning to powerlift, you’ll need to consider every thing from tips
    on how to construction your program to tips on your first competition. It can feel considerably overwhelming, but on this information, I Am Going To share precisely what you have to know to reach powerlifting.
    However if you’re critical about strength coaching and willing to work exhausting, then we’re the
    place for you.
    Competing in a powerlifting meet, even as a newbie, is a unbelievable way to set targets and connect
    with others. One main advantage of the deficit deadlift
    is that it addresses the hardest a half of the raise for most individuals; getting the
    weight off the ground. One Other bonus is the deficit deadlift is going to
    coach you to use leg drive.

    References:

    http://rm.runfox.com/gitlab/leroyangelo669
    http://jsuntec.cn:3000/lashawnfenston
    https://blog.haxeho.top/meri6136188810
    https://git.ombreport.info/filomenaancher
    http://www.shqkxh.org:3000/fidellevien01
    https://git.tool.dwoodauto.com/samiraslc69380
    https://git.antsev.cn/russell39z1738
    https://git.xhkjedu.com/ulrikefultz95
    http://linyijiu.cn:3000/garfieldmattos
    http://www.jimtangyh.top:7002/virgilio47w15
    https://103.85.225.19/lonnied0051406
    https://tippy-t.com/evanhowarth264
    https://git.o-for.net/ursulaseymore1
    https://103.85.225.19/lourdesnoack38
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    https://git.srblerp.com/esteladahms483

  3. A lot of exercises require lots of gear, particular shoes or whatever.
    You can normally discover freeweights and a bar at a thrift store – or
    being given away by a friend – making it even cheaper.
    The selection between partial deadlifts and full deadlifts depends
    on your particular person objectives, fitness level, and any
    current injuries.
    As A End Result Of they work so many various muscles and because they’re so
    bodily demanding, you’ll find that your general strength ranges improve
    noticeably, which is in a position to assist you to to improve your
    different lifts as nicely. One Other cause why people find
    themselves falling in love with deadlifts in the gym is because of the
    fact that the exercise itself is so versatile.
    So, now that we’ve looked at what deadlifts
    are and have looked at what you are in a place to do to improve
    yours, let us now take a glance at a quantity of of the various benefits that are out there for us to take
    pleasure in. You can normally discover free weights and a bar at a thrift store – or being given away by a pal
    – making it even cheaper. Lifting weights and resistance training will
    burn extra fats than simply weight-reduction plan or weight-reduction plan with cardio train alone.
    They primarily target the glutes, hamstrings, decrease again, and traps, while
    additionally activating the core, forearms, and calves as stabilizers.
    This comprehensive muscle engagement not only maximizes power and
    hypertrophy but in addition enhances coordination and
    balance.
    Research means that deficit deadlifts might improve the power steadiness between your hamstrings
    and quadricep complex, doubtlessly lowering your threat of
    a hamstring injury (12). Analysis has shown that the stiff-legged deadlift locations a lot larger emphasis on your
    hamstring muscle tissue compared with other deadlift variations
    (11). The stiffed-legged deadlift is carried out together with your knees virtually
    locked straight. The whole elevating and reducing motions come from hinging at
    your waist. Single-leg deadlifts don’t enable as a lot weight
    to be lifted, and they’re usually used as rehabilitation protocols or warmups.
    Some analysis suggests that warming up with single-leg deadlifts may cut back markers of muscle harm following the top of a
    coaching session (9).
    Rep ranges for top rep deadlifts usually range between 8-12 reps,
    so 10 reps fit perfectly inside this vary. It’s clever to stick to not more than 12 reps, as performing a 20 rep deadlift or comparable
    comes with a variety of risks from elevated risk of harm to improper kind.
    Deadlifts have a variety of advantages when performed with appropriate type,
    and excessive rep deadlifts can be advantageous.

    Lightweight high rep deadlifts when used as a part of a program, can transform your coaching,
    supplying you with a model new challenge to beat and construct upon.
    This is why many power and conditioning coaches of varying sports activities have their athletes
    deadlift. A Number Of major muscle teams are engaged during a deadlift, together with the hamstrings, glutes, quads, erectors, core, lats, higher back, and forearms.
    The capacity to carry heavy weights during this exercise
    leads to a number of benefits of deadlifts. Many people shy away
    from deadlifts as a end result of fear of injury, particularly to the lower again. Nonetheless, with
    correct technique and development, deadlifts are safe and highly
    useful. Working with a bodily therapist or certified coach may help guarantee correct type and applicable
    load choice. And as a result of the motion calls on so many posterior chain muscular tissues — and never simply on the lower body — the transfer is particularly highly effective,
    Daley said.
    Once you could have mastered the dumbbell deadlift, you’ll have the ability
    to then progress to the barbell deadlift. No matter the coaching program, deadlifts are proven to add a ton of raw power, power,
    and muscle mass to your body. Deadlifts stimulate multiple joints, and muscle groups, stabilizing muscle tissue,
    creating practical energy, and enhancing mobility. With a quantity of muscle teams concerned, deadlifts require extra depth and
    burn extra energy, as in comparability with conventional
    isolated bodybuilding actions. If you want to collectively improve athletic
    performance, the deadlift needs to be in your
    training protocol. Secondary muscular tissues used in stiff leg
    deadlifts embody the calves, core, lats and traps. The calves help
    with steadiness and stabilization whereas lifting off of the ground.

    It’s additionally very efficient for bettering grip energy, especially when you don’t use lifting straps.
    Since the deadlift is a compound movement, it may be trained
    in various rep ranges. Additional, using heavier weights with compound workouts does a greater job of preserving
    any lack of muscle that may probably occur if you’re weight-reduction plan.
    If reducing weight is certainly one of your
    objectives, implementing the standard barbell
    deadlift helps your body burn physique fat and improve physique
    composition. As A Result Of there are tons of totally different variations,
    more individuals can expertise the advantages of deadlifts.

    For example, the trap bar and sumo deadlift can be a better possibility for
    these with longer limbs and less than optimal back/erector strength.

    Earlier Than we go any additional, I’d like to verify
    we’re all on the same web page relating to what a deadlift really
    is. And the answer is no, it has nothing to do with the truth that it’s lethal or
    that it involves useless our bodies. Love going all-out in the weight room and making fitness a
    precedence in your day? Check out the ISSA’s on-line course
    to turn into a licensed health coach and make a career out of doing what you love.

    References:

    https://git.limework.net/marcybennetts
    http://jacksonhampton.com:3000/irvingparkinso
    http://jerl.zone:3000/josettewhitten
    https://git.raiseyourjuice.com/evangelinebill
    https://code.mylomen.com/trudiskinner35
    http://haiji.qnoddns.org.cn:3000/katlynreiner51
    https://gogs.storlead.com/corinabehan14
    https://git.godopu.net/bellem43795571
    http://gogs.efunbox.cn/mairatrumper17
    http://git.ringzle.com:3000/elwoodcarbone
    https://git.gra.phite.ro/tobiaspoidevin
    https://git.libx.ir/mickie28j40833
    http://git.agdatatec.com/laylawadham658
    https://git.vhdltool.com/clydebarth8563
    https://git.jzqyun.cn/brainehmann048
    http://www.nxzczn.cn:3000/mariettaforro8

    • Fonti storiche e documenti

      Rapporto del colonnello Negri
      In un telegramma inviato a Cialdini, Negri scrisse:
      “Ho fatto fucilare alcuni individui e data alle fiamme Pontelandolfo e Casalduni. Nessuna casa è rimasta in piedi.”

      Testimonianza dell’ufficiale Pieri
      Un ufficiale presente, Cesare Cesari, raccontò:
      “Le baionette lavoravano senza pietà, fucilazioni sommarie, case incendiate. Fu un inferno di urla e pianti.”

      Resoconto dell’ambasciatore britannico Henry Elliot
      Nel 1861, l’ambasciatore del Regno Unito a Napoli riferì:
      “Le truppe piemontesi hanno esercitato una spietata vendetta, uccidendo e saccheggiando indiscriminatamente.”
      Questa non è un’altra storia ma ancora una ricostruzione falsa e di parte. Mi dispiace che ancora si pubblichino di queste storie.

      Archivio di Stato di Napoli – Documenti sulla repressione del brigantaggio
      Alcuni documenti riportano:
      “A Pontelandolfo e Casalduni, la popolazione fu passata per le armi senza distinzione. La città fu rasa al suolo come ammonimento.”

  4. Desiderio ha ragione nel ricordare – spesso ce ne dimentichiamo in tanti – che non vi è nulla di più inedito di ciò che è edito. Secondo la “statistica del Regno d’Italia. Popolazione. Movimento dello stato civile nel 1862”, Tofani, Firenze 1864, p. 28, al 31 dicembre 1861 Pontelandolfo aveva 4284 abitanti che, ovviamente, non avrebbero potuto viverci se il paese fosse stato raso al suolo come si sostiene da parte di “studiosi” di professione incerta.

    • Fonti storiche e documenti

      Rapporto del colonnello Negri
      In un telegramma inviato a Cialdini, Negri scrisse:
      “Ho fatto fucilare alcuni individui e data alle fiamme Pontelandolfo e Casalduni. Nessuna casa è rimasta in piedi.”

      Testimonianza dell’ufficiale Pieri
      Un ufficiale presente, Cesare Cesari, raccontò:
      “Le baionette lavoravano senza pietà, fucilazioni sommarie, case incendiate. Fu un inferno di urla e pianti.”

      Resoconto dell’ambasciatore britannico Henry Elliot
      Nel 1861, l’ambasciatore del Regno Unito a Napoli riferì:
      “Le truppe piemontesi hanno esercitato una spietata vendetta, uccidendo e saccheggiando indiscriminatamente.”
      Rispondo, come dovrebbero fare i veri storici e/o “pagati” scrittori, con dovcumentate note che chiunque può verificare.
      Archivio di Stato di Napoli – Documenti sulla repressione del brigantaggio
      Alcuni documenti riportano:
      “A Pontelandolfo e Casalduni, la popolazione fu passata per le armi senza distinzione. La città fu rasa al suolo come ammonimento.”

  5. Se insisti ancora un po’ finisce che quei tredici, molto probabilmente, si saranno suicidati …! ah! Un’altra cosa … che ci facevano quei piemontesi sul territorio del Regno delle due Sicilie? Erano forse in gita di piacere? O magari stavano “liberandoci”… Te lo dico io se non lo sai Avevano invaso uno stato sovrano! E quelli che tu chiami “Briganti” erano semplicemente patrioti intenti a difendere il proprio stato allo stesso modo in cui i Napoletani difesero la loro città dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale cacciandoli via. Spero vivamente che come siamo riusciti con i tedeschi riusciremmo un giorno anche contro “i” pseudo-fratelli venuti in gita di piacere o che so a liberarci … si a liberarci delle nostre ricchezze …. STRUNZ’ (questo non è la mia firma, è rivolto a te; la spiegazione è logica e dovuta visto come interpreti la storia. Avissa capì ‘nu cazzo pe ‘n’ato…!)

    • Egregio Liguori,
      credevo, invece, che l’epiteto fosse la sua firma. Il problema, in questo caso, non è di interpretazioni della storia, ma di buone maniere. Se crede di riscattare il Sud con questo gergo camorristico (ho sentito quest’espressione ripetuta come un mantra nei film sulla Camorra, a partire dal bellissimo “Il Camorrista”), faccia pure.
      Di sicuro, da meridionale mi dissocio e la pubblico solo per far capire ai lettori di che pasta sono fatti non pochi che ci criticano.
      Non me ne voglia se non rispondo a insulto con insulto,
      Saverio Paletta

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