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Lo scivolone di Casalino: una boiata a Cinque Stelle

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Il portavoce pentastellato della Presidenza del Consiglio minaccia i funzionari del Mef. Probabilmente non ha parlato a nome suo.

Si scatena il fuoco amico degli ex grillini, che ribadiscono la propria incultura non solo economica ma anche istituzionale.

Perché i superburocrati del Ministero ce la dovrebbero avere solo con loro? Mistero…

C’è una differenza tra le vecchie maggioranze e l’attuale. Allora, se qualche “jena” o inviato di Striscia la Notizia beccava qualche parlamentare in flagrante ignoranza o gli trovava qualche lacuna grossa scoppiava l’incazzatura, volava qualche querela e tutto finiva lì.

L’attuale compagine gialloverde, invece, è ignorante con una goliardica joie de vivre ed esibisce le lacune come medaglie. Dice bugie come la vecchia politica, ma senza averne il garbo. Per questo colleziona figuracce.

Quel che è capitato a Rocco Casalino conferma il trend. L’ex concorrente del Grande Fratello ed ex conduttore di programmi sul gioco d’azzardo è stato colto con le pive nel sacco mentre tentava di fare il suggeritore occulto, forse su ordine superiore, a qualche giornalista. Ed è incappato nel guaio peggiore che possa capitare ai giornalisti, specie se professionisti come lui: è diventato la notizia.

Rocco Casalino ai tempi del Grande Fratello

Che è più grave di come ce la raccontano, anche per deviare l’attenzione: il problema non sono le parolacce (che anche chi scrive dice in gran quantità ma non le propina ai lettori e chi lo ascolta fuori dalla stretta cerchia privata) ma i contenuti incartati con tanta “finezza”.

In altre parole, Casalino aveva provato a lanciare, attraverso la stampa, un messaggio minatorio dal tenore vagamente mafioso: o i funzionari del Mef trovano i soldi o passeremo buona parte del 2019 a far fuori un po’ di gente dal Ministero.

L’affermazione davvero grave è questa. I fiocchetti coloriti sono solo un fatto di costume.

La difesa, più o meno d’ufficio, e la conseguente reazione della maggioranza sono peggio della figuraccia.

Un esempio da manuale è l’uscita dell’ottimo Di Maio, che dà ragione a Casalino, il quale ha probabilmente l’unica colpa di essere rimasto col cerino in mano, nella qualità di latore di un messaggio maturato tra i suoi colleghi di partito e di cui lui si è fatto tramite a dispetto della sua posizione delicatissima.

Ma ancor più da manuale della disinformazione è l’articolo uscito su Diario del Web, blog fiancheggiatore dell’attuale maggioranza. “C’è poco da scandalizzarsi: Casalino ha ragione (nonostante le parolacce)”, ha titolato l’anonimo articolista.

Il resto è da temino del cocco del maestro: si parte con la bacchettata per scarsa deontologia al giornalista che si è fatto “scappare” il messaggio vocale di Casalino e si culmina con espressioni banali del tipo: «I ministri vanno e vengono, i burocrati restano» per giustificare l’assunto ribadito da Di Maio secondo cui «nella pancia dello stato ci sono molti burocrati che remano contro».

Luigi Di Maio

Intendiamoci, sono tutte cose vere. È vero che il giornalista, destinatario del messaggio di Casalino è stato scorretto. È vero che i direttori generali e gli alti funzionari ministeriali hanno spesso un potere effettivo superiore a quello dei vertici politici. È vero, infine, che c’è chi “rema contro”.

Tuttavia, a queste verità non corrispondono cose esatte.

A proposito di deontologia: Casalino ha esposto la Presidenza del Consiglio parlando a nome del solo M5S, che è una parte della maggioranza che regge l’attuale governo, il quale ha una forte componente tecnica e non si regge solo sui pentastellati.

A proposito di superpoteri burocratici: in tutti i Paesi occidentali, Stati Uniti e Gran Bretagna inclusi, esiste, a dispetto di spoil e “rotazioni”, il cosiddetto “Stato profondo”, cioè quel blocco burocratico solido che rappresenta la continuità delle istituzioni e detiene il know how di cui il più delle volte la classe politica è sprovvista. E guai se questo Stato non fosse così “profondo” o non ci fosse affatto e tutto venisse lasciato allo spoil: considerate certe tendenze della politica, finiremmo in una lottizzazione di tipo feudale. La differenza tra l’Italia (e anche la Francia, dove queste “superburocrazie” sono selezionate dalle “haute ecole”) e il resto dell’Occidente è che da noi questa tendenza è più forte. Corporativismo? Senz’altro. Ma sempre meglio del feudalesimo.

A proposito dei “rematori contrari”: chi è che rema contro all’interno del Mef e perché? Questo non l’hanno chiarito né Casalino né Di Maio. Al riguardo possiamo ricordare due cosucce, a certi signori che si mettono in bocca Democrazia e Costituzione solo per mettersele meglio sotto i piedi.

La prima: in tutti i Paesi democratici, anche quelli più avanzati del nostro, non tutto lo Stato è democrazia. Non è democrazia, appunto, la pubblica amministrazione. Già: anche nei Paesi in cui la democrazia è più diretta e più sentita che da noi, la legittimazione elettorale non è l’unico criterio selettivo né quello prevalente. Esistono i concorsi, che presuppongono anni di studio e sacrificio (e non solo le raccomandazioni). Quelli che i superburocrati hanno dovuto affrontare e Di Maio e Casalino no.

La seconda: visto che ancora i grillini non hanno resa pubblica la lista di proscrizione, viene da pensare che chi rema contro lo faccia non (solo) per antipatia ma (soprattutto) per le difficoltà oggettive imposte da un bilancio ingessato e sotto stretta vigilanza dell’Ue, di cui fino a prova contraria facciamo parte.

Solo Casalino, sulla base dell’esperienza maturata in un’emittente specializzata in gioco d’azzardo, può essere convinto che trovare dieci miliardi sia una bazzecola.

La situazione è così trash e così surreale da far pensare che, in realtà, sia stato tutto fatto apposta per lanciare agli elettori pentastellati un messaggio del tipo: noi vorremmo realizzare il reddito di cittadinanza per cui, specie al Sud, ci avete votato, ma c’è chi ci mette i bastoni tra le ruote.

Ma quest’ipotesi presupporrebbe i grillini e i piani alti della Casaleggio e Associati più abili di quel che sono. Ma ora che il vecchio e a suo modo geniale Gianroberto non c’è più, la differenza tra Casalino e Casaleggio è più nel suffisso che nella qualità.

Saverio Paletta

Per saperne di più (e sorridere un po’):

L’articolo di Diario del Web in difesa di Casalino

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Saverio Paletta, classe 1971, ariete, vive e lavora a Cosenza. Laureato in giurisprudenza, è giornalista professionista. Ha esordito negli anni ’90 sulle riviste culturali Futuro Presente, Diorama Letterario e Letteratura-Tradizione. Già editorialista e corrispondente per il Quotidiano della Calabria, per Linea Quotidiano e L’Officina, ha scritto negli anni oltre un migliaio di articoli, in cui si è occupato di tutto, tranne che di sport. Autore di inchieste, è stato redattore de La Provincia Cosentina, Il Domani della Calabria, Mezzoeuro, Calabria Ora e Il Garantista. Ha scritto, nel 2010, il libro Sotto Racket-Tutti gli incubi del testimone, assieme al testimone di giustizia Alfio Cariati. Ha partecipato come ospite a numerose trasmissioni televisive. Ama il rock, il cinema exploitation e i libri, per cui coltiva una passione maniacale. Pigro e caffeinomane, non disdegna il vino d’annata e le birre weisse. Politicamente scorretto, si definisce un liberale, laico e con tendenze riformiste. Tuttora ha serie difficoltà a conciliare Benedetto Croce e Carl Schmitt, tra i suoi autori preferiti, con i film di Joe d’Amato e l’heavy metal dei Judas Priest. [ View all posts ]

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