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Terzo album per Il Vile, una durissima cult band di Verbania, erede degli storici Juda’s Kiss

È Zero, ma non proprio uno zero, anzi. Ci si riferisce alla terza, recentissima prova in studio di Il Vile, una quartetto di Ornavasso, una bellissima località turistica del Verbanese, specializzato in stoner rock e attivo dal 2006.

Ma i Nostri non si limitano ad essere degni nipoti dei Black Sabbath degli anni ’70 con la passione per la psichedelia.

Affrontano, in maniera convincente, il ponte dell’asino del rock tricolore: il cantato italiano su riff e ritmi pesanti. Riprendono con disinvoltura i padri fondatori del loro particolare genere (ad esempio, i Fu Manchu e gli Orange Goblin, citati con orgoglio come fonti di ispirazione primarie) e scansano la critica peggiore che si possa fare a una band come loro: clonare quegli artisti degli anni’90 che, a loro volta, clonavano le ricette musicali degli anni ’70 per propinarle a un pubblico di giovani avido di rock ma privo di memoria storica.

Il Vile si è stabilizzato in quartetto dopo vari cambi di formazione. E forse ha trovato la formula giusta con l’attuale organico, composto dal chitarrista e cantante Enrico “Maio” Maiorca, fondatore della band, presenza storica della scena underground italiana ed ex membro dei Juda’s Kiss, dal chitarrista Alessandro “Cuye” Cutrano, anche lui storico dell’underground ed ex Juda’s, dal bassista Paolo Castelletta e dal batterista Fabio Pedolazzi, che, cosa curiosa, ha il curriculum meno duro, visto che proviene da una gavetta rock blues.

Per questi motivi Zero merita l’ascolto attento che si deve ai test di maturità. E c’è da dire che i quattro brani che compongono questo ep danno un’impressione più che positiva. A partire proprio da Zero, la title track da cui è stato tratto l’unico video dell’album.  La canzone è proprio come il video: diretta e cattiva. Il sound, grazie anche alla produzione curata da FuzzWave Production per conto dell’etichetta discografica Habanero Factory, è tiratissimo e, cosa insolita per il genere, un po’ griffato: le distorsioni delle chitarre, che evitano gli intrecci per concentrarsi sul classico muro di potenza, ricordano un po’ i Muse, e la ritmica risulta sempre pulita.

Le influenze punk, ma anche hardcore, emergono in Schiena di serpe, il brano di apertura, che attacca su un giro di basso col volume e distorsore a palla.

Più meditativa, ma non per questo soft, per Tagli, terzo brano e unica ballad dell’ep.

Conclusione col botto con 4Cilindri, che si snoda su una ritmica cadenzata che richiama alcuni esperimenti arditi della new wawe più avanzata.

Il Vile è un esempio di come si possa citare la non tradizione degli anni ’90 senza scadere nell’ovvietà. Il grunge degli esordi, interpretato comunque con una certa originalità, è alle spalle e il quartetto piemontese tenta, riuscendoci in maniera convincente, di sintonizzarsi su sonorità più innovative. Si può cantare rock in italiano senza sembrare i fratelli rozzi dei Negramaro o i figli scemi dei Litifiba? Si può partire dal grunge ed evolversi comunque? Il quartetto piemontese dimostra che si può. E c’è da sperare che le loro prossime prove siano all’altezza di Zero.

Per saperne di più:

Il sito de Il Vile

 Da ascoltare (e vedere):

Il video di Zero

 

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Saverio Paletta, classe 1971, ariete, vive e lavora a Cosenza. Laureato in giurisprudenza, è giornalista professionista. Ha esordito negli anni ’90 sulle riviste culturali Futuro Presente, Diorama Letterario e Letteratura-Tradizione. Già editorialista e corrispondente per il Quotidiano della Calabria, per Linea Quotidiano e L’Officina, ha scritto negli anni oltre un migliaio di articoli, in cui si è occupato di tutto, tranne che di sport. Autore di inchieste, è stato redattore de La Provincia Cosentina, Il Domani della Calabria, Mezzoeuro, Calabria Ora e Il Garantista. Ha scritto, nel 2010, il libro Sotto Racket-Tutti gli incubi del testimone, assieme al testimone di giustizia Alfio Cariati. Ha partecipato come ospite a numerose trasmissioni televisive. Ama il rock, il cinema exploitation e i libri, per cui coltiva una passione maniacale. Pigro e caffeinomane, non disdegna il vino d’annata e le birre weisse. Politicamente scorretto, si definisce un liberale, laico e con tendenze riformiste. Tuttora ha serie difficoltà a conciliare Benedetto Croce e Carl Schmitt, tra i suoi autori preferiti, con i film di Joe d’Amato e l’heavy metal dei Judas Priest. [ View all posts ]

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