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Un addio all’anno peggiore

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Il 2018 forse passerà alla storia come l’annus horribilis della politica italiana ed europea. Alla crisi dei movimenti politici tradizionali, eredi delle grandi tradizioni novecentesche, segue il declino dei populismi, incapaci di dare risposte. E la vita pubblica è determinata sempre più dalla supplenza della magistratura e dal peso eccessivo delle tecnocrazie. Ma più buio che a mezzanotte non può fare. E speriamo che all’attuale medioevo cibernetico segua un rinascimento vero…

Un anno orribile due volte: per la crisi, gravissima, in cui sono piombate le forze politiche tradizionali, eredi delle grandi narrazioni del XX secolo, e perché i movimenti populisti che hanno tentato di prenderne il posto si sono avviati a un declino repentino e forse irreversibile.

Voltiamo l’ultimo foglietto del calendario. E speriamo di voltare pagina sugli aspetti bui del 2018, l’anno orribile della politica italiana ed europea.

Già: avevano promesso mari e monti, soprattutto in Italia. Avevano promesso di rovesciare come un calzino l’Ue, raccontata come una specie di regno delle lobby nemiche dei popoli quasi per definizione.

E invece rischiano il naufragio: in Italia, dove hanno dimostrato di non essere in grado di governare. E in Europa, dove l’acceso nazionalismo impedisce a queste forze – che si volevano alternative ma si rivelano provinciali – di trovare un accordo per costruire un’alternativa, la “loro” Europa dei popoli.

Questa parabola discendente, oltre che preoccupare, deve far riflettere: questa doppia crisi, delle forze tradizionali (socialiste, cattoliche e liberali) e di chi ha tentato di prenderne il posto, è il riflesso di una crisi più profonda, di matrice generazionale.

Potremmo chiamarla “la crisi della Nutella”, anche con riferimento alla recente trovata di Matteo Salvini. Nulla di personale contro di lui: ma il suo selfie con la nutella riflette una comunicazione politica forzatamente di basso livello. È vero che il potere si legittima dal basso. Ma è altrettanto vero che un leader politico non dovrebbe scendere “in basso”. Non dovrebbe cercare di illudere i suoi elettori di potersi identificare con lui, ma dovrebbe dargli buone ragioni per votarlo.

Perché una cosa è la politica, fatta senz’altro di consenso, ma anche di passione, competenza, sacrificio e prudente senso del realismo: tutto ciò che è mancato alle classi politiche, fino a ieri solo “di lotta” o addirittura virtuali, che gestiscono l’Italia dalla scorsa primavera.

Ma non è solo un problema di classi politiche. È il problema culturale, ripetiamo, della generazione dei millennials, nata senza punti di riferimento e cresciuta del tutto priva dei concetti di merito, impegno e competenza. Figlia per metà della tv e per l’altra dei nuovi media, questa generazione è cresciuta con un concetto di “orizzontalità” sbagliato e, in democrazia, del tutto fuorviante. Già: la democrazia non è orizzontale perché governati e governanti debbano essere sullo stesso piano, il che sarebbe offensivo per entrambi, ma perché tutti devono avere pari chance di ascesa a seconda delle proprie competenze. Una società democratica si differenzia da una che non lo è perché senz’altro premia i migliori, ma non lascia indietro nessuno.

Ma pretendere che i leader abbiano atteggiamenti e modi di parlare e agire “terra terra” no: è un inganno bello e buono, che col sacrosanto concetto di eguaglianza non ha nulla a che fare. È un messaggio sbagliato, l’ennesimo, che viene dato ai giovani, cresciuti a suon di Nutella e di Grande Fretello.

E gli effetti nefasti della politica delegata ai social si vedono ogni minuto di più: informazioni distorte e false che drogano quel che resta di un’opinione pubblica sempre meno preparata e critica; l’analfabetismo di ritorno eretto a criterio del successo sociale; il disprezzo per l’impegno (che necessità di fatica e periodi lunghi per dare frutti) in cambio dell’illusione e dell’ebbrezza del tutto e subito di un clic o di un like.

La società dei mollaccioni dopo quella dei magnaccioni, che almeno facevano bisboccia nelle osterie e non si accontentavano di uno smartphone per ubriacarsi.

Torniamo sobri, dal vino delle feste ma soprattutto dalle sbornie mediatiche, che ci hanno impedito di capire una cosa: la politica falsamente orizzontale è la peggiore maschera della tecnocrazia più inamovibile: in questo caso, la magistratura, che è diventata il fattore invariante e il convitato di pietra della lotta politica, che è diventata più sporca proprio perché la democrazia ha fatto un passo indietro.

Eppure, più che a mezzanotte buio non può fare. E sono fiducioso che ad ogni medioevo segue un rinascimento. Ripartiamo col 2019 nel segno della speranza: in una generazione di giovani pronta a farsi valere e in una classe politica capace di rinsavire e di canalizzare al meglio le energie positive, che pure non mancano.

E sì, va bene anche la Nutella. Ma senza selfie, per carità.

Cesare Loizzo

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