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Noonday Dream, il sogno folk di Ben Howard

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Il cantautore britannico vira verso la world music nel suo nuovo album, registrato tra Cornovaglia e Francia

Giunto al traguardo del terzo album, Ben Howard ha deciso di forzare i confini del suo stile cantautorale, visti ormai alla stregua di limiti.

Ed ecco che l’indie folk si snatura un po’, prende toni più new age e world, grazie ad arrangiamenti sofisticati ed aerei che affogano letteralmente i virtuosismi chitarristici del giovane cantautore britannico e l’accento dal folk passa all’indie.

Noonday Dream, pubblicato di recente dalla Island e registrato tra la Cornovaglia e la Francia, è un album ermetico, pieno di atmosfere rarefatte e desertiche allo stesso tempo, che sfiora a volte la psichedelia.

La copertina di Noonday Dream

Con questa formula sofisticata e minimale Nica Libres At Dusk (tra l’altro singolo apripista accompagnato da un video evocativo), apre l’album. Un arpeggio delicato ci ricorda che Howard è un abile fingerpicker, ma è proprio un assaggio, perché la melodia delicatissima e sognante si appoggia su un tappeto sonoro finissimo, disegnato dalle tastiere e da cenni di chitarra elettrica.

In Towing The Line torna a farsi sentire il cantautore folk, l’Howard che conosciamo e riconosceremmo sempre: l’arpeggio di chitarra è più marcato e il Nostro canta una melodia semplice e sognante, mentre sullo sfondo si sentono rumori e suoni campionati, al limite del field recording.

A Boat On The Island On The Wall è il primo, lungo tuffo nella psichedelia: sette minuti e rotti pieni di cambi di atmosfera ed effetti, giocati su un crescendo arioso su un controtempo dispari, su cui si innesta anche un riff leggero di chitarra elettrica.

In What The Moon Does l’artista britannico raggiunge l’apice del minimalismo: ogni suono, compresa la voce, è filtrato e affogato negli effetti e nell’eco.

Un tempo scarno di batteria segna Someone In The Doorway, su cui un arpeggio liquido e veloce fa da tappeto al cantato che spezza la linea melodica fino a sfiorare il parlato.

All Down The Mines (Interlude) è un brevissimo traditional che fa da ponte alla successiva The Defeat, un esercizio di world music, con gli arrangiamenti elettronici in bell’evidenza e un cantato ai limiti del mainstream.

A Boat To An Island Pt. 2/Agatha’s Song è un inquietante brano strumentale dai toni rarefatti e dalla linea melodica ridotta ai minimi termini.

There’s Your Man ritorna su atmosfere più ariose e a tratti giocose: la chitarra torna protagonista con un arrangiamento su accordature aperte ed effetti percussivi che si stagliano su un poliritmo affascinante.

Chiude la minimale Murmurations con le sue atmosfere labili.

Forse per alcuni questo album è una delusione, visto che manca quasi completamente il pathos tipico del folk. Per chi scrive, invece, è solo l’inizio di una ricerca interiore di nuovi suoni e di una nuova poetica che iniziano a prendere forma.

Affascinante, atmosferico e a tratti piacevolmente ostico Noonday Dream non è il classico disco che, a seconda dei casi e dei gusti, mantiene o delude le promesse di una carriera finora brillante.

È una nuova promessa di crescita artistica ulteriore. Di cui non resta che attendere gli sviluppi.

Per saperne di più:

Il sito web ufficiale di Ben Howard

Da ascoltare (e da vedere):

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Saverio Paletta, classe 1971, ariete, vive e lavora a Cosenza. Laureato in giurisprudenza, è giornalista professionista. Ha esordito negli anni ’90 sulle riviste culturali Futuro Presente, Diorama Letterario e Letteratura-Tradizione. Già editorialista e corrispondente per il Quotidiano della Calabria, per Linea Quotidiano e L’Officina, ha scritto negli anni oltre un migliaio di articoli, in cui si è occupato di tutto, tranne che di sport. Autore di inchieste, è stato redattore de La Provincia Cosentina, Il Domani della Calabria, Mezzoeuro, Calabria Ora e Il Garantista. Ha scritto, nel 2010, il libro Sotto Racket-Tutti gli incubi del testimone, assieme al testimone di giustizia Alfio Cariati. Ha partecipato come ospite a numerose trasmissioni televisive. Ama il rock, il cinema exploitation e i libri, per cui coltiva una passione maniacale. Pigro e caffeinomane, non disdegna il vino d’annata e le birre weisse. Politicamente scorretto, si definisce un liberale, laico e con tendenze riformiste. Tuttora ha serie difficoltà a conciliare Benedetto Croce e Carl Schmitt, tra i suoi autori preferiti, con i film di Joe d’Amato e l’heavy metal dei Judas Priest. [ View all posts ]

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