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One Of A Kind, torna Don Airey, il big delle tastiere rock

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Non solo virtuosismi: l’artista britannico sforna undici brani di hard rock vecchia scuola ma con suoni moderni e pesanti. Che sia l’inizio di una carriera solista dopo lo scioglimento annunciato dei Deep Purple?

Sì, è Don Airey, quello che ha preso il posto del mitico John Lord nei Deep Purple. Sì, è il tastierista dotato di uno dei curriculum più chilometrici della storia del rock, perché dai Colosseum ai Rainbow passando per i Black Sabbath fino ad approdare a Gary Moore, non si è proprio fatto mancare nulla.

Ma, aggiungiamo noi, è pure il tastierista dall’approccio più moderno: anche Airey, come i compianti Emerson e Lord, fa la citazione classica. Ma all’hammond preferisce il synth, da cui ricava sonorità incisive ed heavy prossime al fraseggio chitarristico che a tratti ricordano Jan Hammer.

Don Airey in azione

E forse per questo il Nostro è il tastierista con cui qualsiasi chitarrista vorrebbe avere a che fare: ben calato nella forma canzone, Airey valorizza ciò che suona senza esagerare in magniloquenza ma con virtuosismi efficaci.

E questo approccio si sente tutto in One Of A Kind, il suo recente album solista uscito da poco per Earmusic.

La copertina di One Of A Kind

Niente virtuosismi barocchi né magniloquenze eccessive, ma solo (e scusate se è poco) undici magnifiche canzoni nuove di zecca, più quattro bonus track dal vivo. Il tutto eseguito alla grande della superband che accompagna il Nostro: l’ottimo Carl Sentance dei Nazareth alla voce, il prodigioso bassista Laurence Cottle, passato senza colpo ferire da Chick Corea ai Black Sabbath, il mostruoso chitarrista Simon McBride degli Sweet Savage e il portentoso batterista Jon Finnigan, sessionman apprezzatissimo da tutti i grandi.

Il risultato, lo diciamo senza enfasi, è all’altezza delle aspettative: un hard rock dalla robusta matrice melodica con tendenze heavy.

Respect apre l’album con un riff robusto che cita i Black Sabbath del periodo Heaven and Hell e si evolve in stacchi melodici che richiamano i Rainbow. La parte strumentale, costituita da un duello chitarra-tastiera in cui Airey e McBride gareggiano a fare i duri, è la ciliegina sulla torta.

Nella cadenzata All Out Of Line si sente invece la lezione dei Deep Purple più qualcosa dei Rainbow Dio era.

Con l’elegantissima One Of A Kind ci si sposta su lidi più americani: grande ariosità nel cantato (un po’ alla Foreigner) e melodie sognanti, con un unico riferimento più europeo nell’uso dell’hammond che contrappunta il riff di chitarra. Fantastico l’assolo di tastiere in cui Airey incrocia organo e synth.

Every Time I See Your Face è una ballad romantica piena di pathos, in cui Sentance dà il meglio di sé con un’interpretazione appassionata ma mai melensa.

Con Victim Of Pain si torna sul versante più heavy: il riff arabeggiante suonato da chitarra e tastiera ricorda di nuovo il mix SabbathRainbow ma Sentance evita accuratamente di fare il verso a Ronnie James Dio e sfodera timbriche piuttosto simili a quelle di Bruce Dickinson.

In Running Free c’è di nuovo l’approccio con le sonorità Usa, ma stavolta il riferimento sono i Toto. La chicca della canzone è l’assolo di pianoforte un po’ honky tonk.

Decisamente metal, Lost Boys si basa su un riff durissimo di McBride su cui Sentance si diverte di nuovo a scimmiottare Dickinson. Solo lo stacco lento del bridge, che precede la rocciosa parte solista decisamente power, ricorda all’ascoltatore che Airey si è formato nei Rainbow.

Want You So Bad è un masterpiece, a metà tra la ballad e il power metal, in cui di nuovo l’ugola di Sentance dà il meglio di sé.

In Children Of The Sun tornano le citazioni orientali immerse in un caleidoscopio musicale fatto di cambi di tempo, stop and go e incursioni nella fusion, con Airey che si lancia in fraseggi jazzati nell’assolo.

In Remember To Call, uno strumentale romantico carico di atmosfera, McBride si ricava i suoi tre minuti e rotti di gloria interpretando un tema dolcissimo sul tappeto delle tastiere e degli archi.

Chiude l’album (o meglio, la sua parte di brani inediti), la funkeggiante Stay The Night, piena di riferimenti ai Toto, in cui anche Cottle si concede un assolo come Cristo comanda.

Il primo dei quattro inediti è la cover della purpleiana Pictures Of Home, resa alla grande anche dal fatto che la band di Airey, a differenza dei Deep Purple, ha l’anagrafe a favore (sono tutti under 50, tranne il leader che è prossimo ai 70). Certo, il tastierista non ha problemi perché gioca in casa, ma c’è da dire che le interpretazioni di McBride e Sentance non risentono affatto dei paragoni con Morse e Gillan.

Stesso discorso per le rainbowiane Since You’ve Been Gone e I Surrender, rese alla grandissima.

Chiude, e stavolta per davvero, l’omaggio all’ex compare di avventura e amico Gary Moore, con una cover mozzafiato del classicone Still Got The Blues.

Don Airey in studio

One Of A Kind è semplicemente un album da brividi di quel rock classico tornato alla ribalta in cui i vecchi maestri e le nuove leve fanno a gara nel dare lezioni di buona musica a platee che ne hanno un gran bisogno.

Consigliarne l’ascolto perciò è il minimo. Nel farlo, ci permettiamo di formulare un augurio, sia ad Airey e soci sia agli ascoltatori: dopo lo scioglimento, prossimo e annunciato, dei Deep Purple, i Nostri dovrebbero diventare una band a tempo pieno, perché le premesse per fare cose grandi ci sono tutte e sarebbe un peccato lasciare il pubblico orfano, ora che i mostri sacri stanno abbandonando il campo uno dopo l’altro.

Per saperne di più:

Il sito web ufficiale di Don Airey

Da ascoltare (e da vedere):

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Saverio Paletta, classe 1971, ariete, vive e lavora a Cosenza. Laureato in giurisprudenza, è giornalista professionista. Ha esordito negli anni ’90 sulle riviste culturali Futuro Presente, Diorama Letterario e Letteratura-Tradizione. Già editorialista e corrispondente per il Quotidiano della Calabria, per Linea Quotidiano e L’Officina, ha scritto negli anni oltre un migliaio di articoli, in cui si è occupato di tutto, tranne che di sport. Autore di inchieste, è stato redattore de La Provincia Cosentina, Il Domani della Calabria, Mezzoeuro, Calabria Ora e Il Garantista. Ha scritto, nel 2010, il libro Sotto Racket-Tutti gli incubi del testimone, assieme al testimone di giustizia Alfio Cariati. Ha partecipato come ospite a numerose trasmissioni televisive. Ama il rock, il cinema exploitation e i libri, per cui coltiva una passione maniacale. Pigro e caffeinomane, non disdegna il vino d’annata e le birre weisse. Politicamente scorretto, si definisce un liberale, laico e con tendenze riformiste. Tuttora ha serie difficoltà a conciliare Benedetto Croce e Carl Schmitt, tra i suoi autori preferiti, con i film di Joe d’Amato e l’heavy metal dei Judas Priest. [ View all posts ]

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