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Toundra, un “Vortex” di suoni cinematici dalla spagna

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Il quartetto madrileno affina la sua proposta post rock  con un album strumentale compatto e pieno di suggestioni sonore e sconfinamenti metal

Difficile appiccicare un’etichetta ai madrileni Toundra, che dal 2007 si dedicano, tra l’altro con un buon successo nei circuiti alternativi, a un post rock sperimentale arricchito da spennellate metal.

Al riguardo, in più d’uno ha azzardato dei paragoni con le punte di diamante del genere, come gli americani Isis ed Explosions In The Sky e gli scozzesi Mogway e l’ex chitarrista Victor Garcia-Tapia ha citato i Pelican e i Russian Circles tra le proprie fonti di ispirazione.

Nel dubbio, val la pena di ascoltare il loro recente Vortex, pubblicato dalla Inside Out, la label più importante della scena prog, segno che qualcuno che conta li ha presi sul serio.

La copertina di Vortex

E in effetti, il quartetto madrileno, composto dai chitarristi David López ed Esteban J. Girón, dal bassista Alberto Tocados e dal batterista Alex Pérez, merita davvero: in undici anni hanno saputo costruirsi un seguito e farsi apprezzare dalla critica praticamente da soli e Vortex conferma la validità della scelta artistica: grande compattezza delle composizioni, che risultano varie e ben strutturate e non prive di suggestioni cinematiche (a proposito, se qualche regista fosse interessato…), atmosfere dense e cangianti caratterizzate da un gran lavoro d’insieme senza fughe soliste.

A proposito di suggestioni cinematiche, val la pena di citare un altro riferimento: Ennio Morricone, il cui influsso emerge prepotente nei due minuti di Intro Vortex, che apre l’album con un’atmosfera tesa e allo stesso tempo rarefatta.

Con la seguente Cobra, gli spagnoli entrano nel vivo e sciorinano tutte le loro (non poche) capacità tecniche e compositive. Il brano apre con un riff fortissimo e avvolge il lettore nei suoi molteplici cambi di tempo e di temi, che vanno dall’epico e sognante ai fortissimi violenti in salsa nu metal. Ottimo il lavoro di Pérez, che riesce ad appesantire il suono senza sporcare l’ariosità delle armonie.

Tuareg racconta un moderno viaggio nel deserto, tra citazioni arabeggianti e cavalcate metal ottimamente interpretate dai chitarristi.

I due minuti e rotti di Cartavio, un intermezzo strumentale in cui predominano le chitarre acustiche, offrono una pausa piacevole all’ascoltatore. Che si ritrova tuttavia catapultato di nuovo nel caleidoscopio sonoro con la seguente Kingoston Falls, che attacca in maniera morbida e poi prende il consueto sviluppo rockeggiante su tempi cadenzati.

Gli undici minuti di Mojave sono un’altra minienciclopedia sonora di temi e atmosfere: inutile descrivere i vari cambi, perché il brano va solo ascoltato per poter essere apprezzato come si deve.

Ancora suggestioni cinematiche in Roy Neary, che si basa sul contrasto tra i controtempi martellanti della ritmica e gli arpeggi dilatati delle chitarre.

Varia e maestosa, con un’ardita alternanza tra pomposi riff metal e intermezzi melodici dolci e ariosi, Cruce Oeste chiude l’album con un pathos di malinconica epicità.

Un ritorno da applauso per chi li conosceva già e una scoperta per i neofiti (dei Toundra e del post rock) Vortex è un album degno di attenzione, in cui la band dimostra che si può creare eccellente musica strumentale senza cercare a tutti i costi virtuosismi ad effetto ma puntando sull’efficacia compositiva.

Un viaggio suggestivo in otto brani nei meandri di un rock che riesce a innovare senza esagerare nelle sperimentazioni.

Per saperne di più:

Il sito web dei Toundra

Da ascoltare (e da vedere):

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Saverio Paletta, classe 1971, ariete, vive e lavora a Cosenza. Laureato in giurisprudenza, è giornalista professionista. Ha esordito negli anni ’90 sulle riviste culturali Futuro Presente, Diorama Letterario e Letteratura-Tradizione. Già editorialista e corrispondente per il Quotidiano della Calabria, per Linea Quotidiano e L’Officina, ha scritto negli anni oltre un migliaio di articoli, in cui si è occupato di tutto, tranne che di sport. Autore di inchieste, è stato redattore de La Provincia Cosentina, Il Domani della Calabria, Mezzoeuro, Calabria Ora e Il Garantista. Ha scritto, nel 2010, il libro Sotto Racket-Tutti gli incubi del testimone, assieme al testimone di giustizia Alfio Cariati. Ha partecipato come ospite a numerose trasmissioni televisive. Ama il rock, il cinema exploitation e i libri, per cui coltiva una passione maniacale. Pigro e caffeinomane, non disdegna il vino d’annata e le birre weisse. Politicamente scorretto, si definisce un liberale, laico e con tendenze riformiste. Tuttora ha serie difficoltà a conciliare Benedetto Croce e Carl Schmitt, tra i suoi autori preferiti, con i film di Joe d’Amato e l’heavy metal dei Judas Priest. [ View all posts ]

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