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Scoppia il caso Almirante, quante storie per una strada…

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Il sindaco di Cosenza vuol dedicare una via allo storico leader del Msi. Rifondazione e i comunisti alla carica: è apologia!

Ma la vicenda politica del segretario missino fu tutt’altra cosa e i problemi di oggi non c’entrano nulla con lui

Possibile che l’onomastica sia diventata l’unico cruccio delle forze, vecchie e nuove, di sinistra?

Eppure gli argomenti veri non mancherebbero…

Vivere in provincia a volte dà l’idea di stare in una macchina del tempo, con le lancette ferme a più di 20 anni fa. E le recenti polemiche sulla decisione del sindaco Mario Occhiuto, che ha proposto l’intestazione di una piazza della sua Cosenza a Giorgio Almirante, lo ribadiscono.

Occhiuto non è nuovo a certe dimostrazioni, diciamo così, di affetto o, almeno, di garbo istituzionale nei confronti della memoria politica di una certa destra: nel 2011, quando si candidò per la prima volta fu pesantemente criticato per aver fatto il baciamano a donna Assunta, la vedova del leader neofascista, come se un gesto di galanteria nei confronti di un’anziana signora fosse un attentato alla democrazia.

Certo, stavolta le cose sono andate un po’ diversamente da quest’estate, quando il sindaco di centrosinistra di Cardinale, un paesino del Catanzarese, subì gli strali di Ernesto Magorno, il segretario regionale del Pd per aver voluto dedicare una strada a Pino Rauti, che nacque proprio lì.

Il centrosinistra “istituzionale” a Cosenza ora ha mugugnato senza eccedere e solo i dirigenti di Rifondazione e del Pci hanno ricordato i trascorsi di Almirante nella Repubblica Sociale Italiana e hanno provato a lanciare l’allarme: guai a risvegliare certi fantasmi mentre l’intolleranza e il razzismo rischiano di contagiare alcune fasce della popolazione. Guai a sdoganare una volta di più Almirante, ora che gli ultrà della Lazio offendono Anna Frank e mezza Italia si scopre quantomeno xenofoba a contatto con le ondate migratorie.

Ecco, ma Almirante con tutto questo che c’entra? Sappiamo che le curve degli stadi, soprattutto certe curve, non sono proprio luoghi di gala e che tra gli ultrà l’estremismo è sempre stato di casa. Ma chi si lamenta ora, dov’era quando doveva vigilare?

Una via dedicata a un leader che non c’è più non cambierà in peggio le cose.

Intestare una strada ad Almirante non è un’operazione politica. Semmai è un’operazione storica, al più culturale. Come sarebbe un’operazione storica e culturale dedicare una via a un comunista serio del calibro di Giancarlo Pajetta. Anzi, visto che ci siamo, lo chiediamo noi: perché Occhiuto non dedica almeno un vicolo al simpatico e focoso Pajetta?

Non è più una questione di nostalgie, anche se la mancanza di figure come Almirante e Pajetta pesa come un macigno, ma di storia, ripetiamo. E, a proposito di storia, siamo sicuri che l’attività politica di Almirante sia stata per davvero quella minaccia alla democrazia?

Rileggiamo la storia, ma rileggiamola bene. E capiremo che il Msi di Giorgio Almirante non costituì una minaccia per la Prima Repubblica. Certo, il leader fu fascista in gioventù e tale continuò a professarsi fino alla morte. Ma quel che conta fu la politica concreta adottata e non l’autobiografia. E questa politica fu più conservatrice che fascista e, addirittura, puntellò a destra il sistema democratico, portando nelle istituzioni ed educando alla dialettica democratica intere generazioni che, altrimenti, si sarebbero dedicate all’eversione. E la virulenza dell’eversione di destra ribadisce che, senza il Msi e senza Almirante il mondo neofascista sarebbe stato solo eversivo. Al contrario, proprio l’attività di questo partito ha consentito lo stemperamento di certe passioni e ha costretto un’intera area a dialogare, persino con gli “odiati” comunisti.

Il Msi di Almirante non fu razzista né nazista, semmai velleitario nel suo conservatorismo al limite della caricatura. E allora, perché tante storie di fronte alla storia? In questa strana Italia, che dedica le piazze a fior di delinquenti come il brigante Cosimo Giordano e in cui esistono ancora le piazze dedicate a Stalin (a proposito di crimini contro l’umanità…) si perdono di vista i problemi veri.

Soprattutto, si perde di vista che c’è bisogno di una sinistra che faccia la sinistra sui problemi concreti, che a Cosenza sono gravi, a dispetto della cultura antifascista di cui si mena grande e immotivato vanto. Ad esempio il razzismo. E facciamo due esempi: la scorsa primavera alcuni imprenditori agricoli della Sila, zona storicamente “rossa”, sono stati denunciati per lo sfruttamento dei profughi africani nei campi di fragole e di patate; quest’estate un altro imprenditore di Amantea, città sicuramente non di destra, è finito nei guai per lo stesso motivo. Ma anche quando non c’è il razzismo certe pratiche sono disdicevoli: si pensi alle aziende turistiche che tenevano al nero i propri dipendenti. Ecco, una sinistra vera dovrebbe picchiare su certe cose e stigmatizzare certi comportamenti. E allora ben vengano Rifondazione, il “nuovo” Pci e le varie sigle che si stanno formando a sinistra del Pd: di una sinistra vera, in questo momento, abbiamo un bisogno più che disperato.

Abbiamo anche bisogno di forze d’opposizione sociale che facciano i conti in tasca ai sindaci per le cose serie. Ma lasciamo stare la toponomastica, per cortesia.

Sempre a proposito di piazze e storia: quanti liberali e quanti socialisti hanno vissuto nelle varie vie e piazze dedicate al cardinale Ruffo (quello che guidò la sanguinaria riconquista borbonica del Regno di Napoli e coordinò le stragi dei liberali filofrancesi) senza sentirsene umiliati? Ecco, anche Ruffo è storia. Viceversa: quanti ultracattolici hanno abitato in zone intestate a Giordano Bruno senza arrabbiarsi? Giordano Bruno è storia. Di più: quanti comunisti, di quelli veri, hanno vissuto in zone dedicate al ministro fascista Michele Bianchi senza protestare? E di fronte a tutto questo che male volete che faccia una strada ad Almirante?

Ma pensiamo alle cose serie.

Saverio Paletta

 

 

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Saverio Paletta, classe 1971, ariete, vive e lavora a Cosenza. Laureato in giurisprudenza, è giornalista professionista. Ha esordito negli anni ’90 sulle riviste culturali Futuro Presente, Diorama Letterario e Letteratura-Tradizione. Già editorialista e corrispondente per il Quotidiano della Calabria, per Linea Quotidiano e L’Officina, ha scritto negli anni oltre un migliaio di articoli, in cui si è occupato di tutto, tranne che di sport. Autore di inchieste, è stato redattore de La Provincia Cosentina, Il Domani della Calabria, Mezzoeuro, Calabria Ora e Il Garantista. Ha scritto, nel 2010, il libro Sotto Racket-Tutti gli incubi del testimone, assieme al testimone di giustizia Alfio Cariati. Ha partecipato come ospite a numerose trasmissioni televisive. Ama il rock, il cinema exploitation e i libri, per cui coltiva una passione maniacale. Pigro e caffeinomane, non disdegna il vino d’annata e le birre weisse. Politicamente scorretto, si definisce un liberale, laico e con tendenze riformiste. Tuttora ha serie difficoltà a conciliare Benedetto Croce e Carl Schmitt, tra i suoi autori preferiti, con i film di Joe d’Amato e l’heavy metal dei Judas Priest. [ View all posts ]

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