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Maroni governatore della Calabria?

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Forse è solo una voce che gira nel centrodestra calabrese. Ma l’ipotesi di una candidatura dell’ex ministro dell’Interno ed ex governatore della Lombardia alla guida della regione più povera e “profonda” del Sud profondo potrebbe quadrare bene con le dinamiche politiche locali e con l’attuale dialettica interna della Lega…

Una bufala? Forse. E nessuno se ne meraviglierebbe: la politica calabrese ne è una produttrice altamente qualificata.

Però la voce (ché di questo finora si tratta) non è implausibile. Non del tutto almeno: Roberto Maroni candidato governatore della Calabria.

Magari dietro può esserci uno sfogo di militanti e dirigenti della Lega e, più genericamente del centrodestra calabrese. E magari questo sfogo può motivare un calcolo politico.

«Un uomo del Nord, estraneo ai giochi di potere calabresi potrebbe governarci meglio», sarebbe il refrain di chi sogna l’ex ministro ed ex governatore lombardo alla guida della porzione più profonda del Sud profondo. Già: le Regioni come i Musei o i Teatri del Sud: quando li amministrano i forestieri vanno meglio e le magagne passano in secondo piano.

L’ex ministro Roberto Maroni

Veniamo al calcolo politico, decisamente più suggestivo dei maldipanza dei calabresi destri. Visto che parliamo di Calabria è necessaria un’avvertenza: il termine calcolo è un eufemismo, perché per questo territorio, complesso anche nelle sue zone più desertificate, si dovrebbe parlare di disequazione di secondo grado a tre incognite.

Detto questo, ecco lo scenario della candidatura Maroni, in cui si intersecherebbero dinamiche nazionali e locali, quasi senza soluzione di continuità.

Il contesto locale è in controtendenza col resto del Sud: è vero che la Lega si è affermata, al di sotto del Pollino come altrove, ma Forza Italia resta il partito leader del centrodestra calabrese e al momento ha nei fratelli Occhiuto (il deputato Roberto e il sindaco di Cosenza Mario) una forza di traino indifferente. E infatti non è un caso che alle Politiche Forza Italia abbia tenuto bene a Cosenza e che la Lega si sia fatta largo a Reggio Calabria, sotto la doppia spinta della candidatura di Salvini al Senato e dell’appoggio dell’ex governatore regionale Peppe Scopelliti, che ha concluso con questo endorsment la propria carriera politica, prima di diventare ospite delle patrie galere.

In una terra di campanilismi a volte feroci il sottinteso è chiaro: l’ingresso di Maroni sarebbe un escamotage per pompare la Lega e restituire a Reggio (e in parte a Catanzaro) la leadership scippata da Cosenza nel 2014, con l’elezione a governatore di Mario Oliverio, dirigente del Pd e presidente di lungo corso della Provincia di Cosenza.

La dinamica nazionale è più lineare ed è quasi tutta interna alla Lega.

Maroni, assieme al veneto Zaia, è l’ultimo esponente di peso della vecchia guardia bossiana ed è forse quello che catalizza più i malumori di quella parte della base e dei quadri non proprio entusiasta della svolta lepenista del leader. Infatti, non è un caso che il comico Maurizio Milani (meneghino doc, tra l’altro) abbia tratteggiato sul Foglio del 9 novembre i termini di questa rivolta antisalviniana che partirebbe dalla pancia del partito e mirerebbe a sostituire il governo gialloverde con un destra-sinistra guidato da Maroni, in cui il Pd Marco Minniti (va da sé, all’Interno) siederebbe con Oscar Giannino e Massimo D’Alema (rispettivamente, Economia ed Esteri). Una boutade fantapolitica? Sarà, ma gli umori ci sono e la ricostruzione ci sta.

Maroni al momento è quel che di dice un pensionato illustre: fa lezioni di Politica pragmatica a Pavia e gira l’Italia per presentare il suo libro, Il rito ambrosiano edito di recente da Rizzoli. Ma non rinuncia a parlare di politica: infatti, il 4 novembre ha pungolato i forzisti con una previsione secondo cui Salvini inghiottirà gli azzurri.

Questo spiega perché la sua candidatura in Calabria potrebbe essere più di una voce (che, ripetiamo, c’è ed è accreditatissima). Salvini coglierebbe al balzo due piccioni con la classica fava: rafforzerebbe la Lega a scapito di Forza Italia (che invece vorrebbe candidare Mario Occhiuto) e compatterebbe il fronte interno. Ma la domanda vera è un’altra: Maroni piacerebbe ai calabresi? La risposta potrebbe essere meno difficile e, soprattutto, meno politica: i calabresi sono conservatori e amano le vecchie glorie. Per accorgersene, basta dare un’occhiata ai calendari delle feste votive in cui spadroneggiano i vecchi big come i Ricchi e Poveri e Donatella Rettore.

Su questi presupposti è difficile ipotizzare un rigetto di Maroni. Per dirla con la mitica Donatella, «il cobra non è un serpente». E neppure Maroni.

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Saverio Paletta, classe 1971, ariete, vive e lavora a Cosenza. Laureato in giurisprudenza, è giornalista professionista. Ha esordito negli anni ’90 sulle riviste culturali Futuro Presente, Diorama Letterario e Letteratura-Tradizione. Già editorialista e corrispondente per il Quotidiano della Calabria, per Linea Quotidiano e L’Officina, ha scritto negli anni oltre un migliaio di articoli, in cui si è occupato di tutto, tranne che di sport. Autore di inchieste, è stato redattore de La Provincia Cosentina, Il Domani della Calabria, Mezzoeuro, Calabria Ora e Il Garantista. Ha scritto, nel 2010, il libro Sotto Racket-Tutti gli incubi del testimone, assieme al testimone di giustizia Alfio Cariati. Ha partecipato come ospite a numerose trasmissioni televisive. Ama il rock, il cinema exploitation e i libri, per cui coltiva una passione maniacale. Pigro e caffeinomane, non disdegna il vino d’annata e le birre weisse. Politicamente scorretto, si definisce un liberale, laico e con tendenze riformiste. Tuttora ha serie difficoltà a conciliare Benedetto Croce e Carl Schmitt, tra i suoi autori preferiti, con i film di Joe d’Amato e l’heavy metal dei Judas Priest. [ View all posts ]

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