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Un’armata “giovane” per il giornale online di Mentana

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Si chiamerà Open e sarà costituito da una redazione di millennials o quasi. Eppure dietro il “largo ai giovani” con cui il direttore del tg di La 7 ha annunciato la sua nuova testata, c’è un “morte ai vecchi”, cioè gli over 30, che non convince. Come se il giornalismo fosse solo una questione di app e (nuove) tecnologie che di cultura e contenuti…

Non sarà un giornale ma una app, pronta a sfornare notizie on demand, cosa che ormai fanno tutti, grazie alla sudditanza imposta da Google che, a sua volta, si adegua ai desideri e alle abitudini dei lettori digitali (e parliamo di lettori e non di nativi digitali, perché c’è da dubitare che questi ultimi leggano veramente).

Enrico Mentana, l’ideatore di quest’iniziativa, che di nuovo ha solo la sua firma, ne ha svelato il nome: Open, che fa fighetto, radical quel che basta e si allinea alle nuove mode del giornalismo digitale.

Enrico Mentana ospite di Wired

Più che il giornale in sé, del quale si sa ancora pochissimo, è noto il furore dei reclutamenti avviati da Mentana: all’appello del più celebre mezzobusto dei Tg nazionali hanno risposto in 14mila e lui ne ha presi circa 200 per i colloqui di cui dovrebbero essere presi 20. Tra essi, c’è già un nome che è una garanzia: il blogger David Puente, uno dei più bravi smontafeke in circolazione. Una garanzia di giornalismo 2.0.

Sono noti, inoltre, i criteri utilizzati da Mentana, che sarà l’editore del giornale costituito come impresa sociale: a parità di bravura, sono privilegiati gli under 30. Largo ai giovani, insomma.

E per i giovani il direttore del tg di La 7 ha deciso di spendersi come si deve: venti di loro avranno il praticantato da giornalista professionista: un’opportunità più unica che rara nell’Italia di oggi, dove le testate (spesso anche quelle più insospettabili) si reggono sul lavoro malpagato di pubblicisti di lungo corso, spesso tali non per demeriti professionali ma perché il mercato dell’informazione mal sopporta i tirocini professionali e la presenza dei professionisti, sia per la difficoltà oggettive del settore sia per la volontà di molti editori di comprimere, spesso fino ad azzerarlo, il costo del lavoro.

Giornale online

Fin qui, onore al merito di Mentana.

Ma non convincono affatto le dichiarazioni con cui il direttore e prossimo editore ha lanciato il nuovo prodotto, che dovrebbe essere in rete per i primi di dicembre. Infatti, il 29 settembre, in occasione del Wired Next Fest di Firenze, il Nostro ha dichiarato che il giornalismo odierno è fatto da «vecchi che scrivono per vecchi di argomenti che interessano solo vecchi». E poi: «Oggi è tutto anacronistico: lo sono i giornali, lo è il tg, che ha la stessa logica di messa cantata».

I sottintesi sono davvero brutti: il giornalismo, come fin qui è stato conosciuto e praticato, non ha più senso e i giornalisti over 30 possono benissimo suicidarsi o cambiare mestiere. Già, quel che conta è la tecnologia e importa più saperla usare che riempire di contenuti, come si capisce da un altro passaggio, in cui Mentana si dimostra bonario anche verso Rocco Casalino: «Faccio il giornalista dal 1970 e Casalino sta a mezza classifica quanto a capacità di offendere. Ha dalla sua o contro di lui, a seconda di come la pensiate, l’innovazione tecnologica. Non corriamo l’errore di pensare che quello che per noi è scorretto sia considerato così da tutti gli altri».

Questo bel saggio di relativismo etico applicato al giornalismo è davvero in linea con lo spirito dei tempi: mentre molti giornalisti, per molto meno di quel che ha fatto Casalino, subiscono processi (e, a volte beccano condanne pepate), Mentana, in un rigurgito di giovanilismo sessantottino, si diverte a sminuire le killerate dell’ex concorrente del Grande Fratello, tanto più gravi perché perpetrate non dalla trincea di una testata giornalistica, dove il fango e il sangue schizzano alla grande, ma dal comodo rifugio di un ruolo istituzionale appannaggio fino a non troppo tempo fa di professionisti della comunicazione molto più prestigiosi.

Mentana da giovane

Ma ciò che è peggio, visto che non basta il solo Puente (che pure ha tutti i numeri) a fare una grande testata, non si capisce quale tipo di giornale possa derivare da tanto afflato giovanilistico, che potrebbe suonare altrettanto grottesco di certe pose dei vecchi reduci di Salò che, seppure avanti con gli anni e subissati dagli acciacchi, non rinunciavano alle pose marziali e a cantare una sempre più improbabile Giovinezza.

Certo, nessuno vuole sindacare le scelte di un privato che si assume dei rischi in un’iniziativa propria. Ma si impone un’altra riflessione sui cosiddetti vecchi o diversamente giovani: gli over 30, con tutti i loro difetti, appartengono alla generazione che ha fatto in tempo a formarsi su libri veri, a frequentare scuole e università più dure e ad approdare alla rete con contenuti sconosciuti ai millennials e agli switch che piacciono a Mentana.

Da sinistra, Enrico Mentana, Bettino Craxi e Gianni Letta

Il giornalismo, quello italiano in particolare, non è vecchio. Semmai, denuncia un abbassamento di qualità dovuto a qualche decennio di selezioni sbagliate e approssimative. Questo abbassamento lo si nota nel linguaggio (i giornalisti italiani sono quelli che scrivono e parlano peggio) e nella capacità di filtrare le notizie (le fake news non si limitano ai social ma spesso colonizzano le testate).

Ma siamo sicuri che gli under 30, abbiano troppi pregi in più rispetto alle generazioni precedenti oltre la capacità di smanettare coi gadget?

Si fa presto a dire declino. Il problema, semmai, è capire chi parla di declino e nei confronti di chi.

Mentana, e questo lo si dice anche con una certa invidia, appartiene alla generazione entrata nel giornalismo attraverso, la politica. Nel suo caso il vecchio Psi. Cioè la politica capace di fare e disfare per davvero. Di assicurare, ad esempio, carriere in Rai anche a chi non era laureato (mentre oggi il test del dna sembra quasi il minimo) e poi di transitare senza danni nell’emittenza privata.

Con ciò non si vuole sminuire la bravura di Mentana e fare un processo alle intenzioni alla sua iniziativa editoriale. Ma c’è da dire che il ragionamento del direttorissimo ricorda non poco l’approccio di tanti editori di provincia che riempiono i propri giornali di ragazzini per risparmiare sui costi.

Tutti, i big come il giornalista milanese – già socialista e poi dipendente di Berlusconi – e i tanti editori più o meno improvvisati che vogliono tagliare il lavoro attraverso l’anagrafe, evitino i moralismi e si astengano dall’innescare guerre generazionali in nome di un’innovazione tutta da provare: sono cose dolorose e forse il nostro giornalismo, già pericolante di suo, non le merita.

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Saverio Paletta, classe 1971, ariete, vive e lavora a Cosenza. Laureato in giurisprudenza, è giornalista professionista. Ha esordito negli anni ’90 sulle riviste culturali Futuro Presente, Diorama Letterario e Letteratura-Tradizione. Già editorialista e corrispondente per il Quotidiano della Calabria, per Linea Quotidiano e L’Officina, ha scritto negli anni oltre un migliaio di articoli, in cui si è occupato di tutto, tranne che di sport. Autore di inchieste, è stato redattore de La Provincia Cosentina, Il Domani della Calabria, Mezzoeuro, Calabria Ora e Il Garantista. Ha scritto, nel 2010, il libro Sotto Racket-Tutti gli incubi del testimone, assieme al testimone di giustizia Alfio Cariati. Ha partecipato come ospite a numerose trasmissioni televisive. Ama il rock, il cinema exploitation e i libri, per cui coltiva una passione maniacale. Pigro e caffeinomane, non disdegna il vino d’annata e le birre weisse. Politicamente scorretto, si definisce un liberale, laico e con tendenze riformiste. Tuttora ha serie difficoltà a conciliare Benedetto Croce e Carl Schmitt, tra i suoi autori preferiti, con i film di Joe d’Amato e l’heavy metal dei Judas Priest. [ View all posts ]

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