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Basta fake e demagogia, iniziamo a ragionare

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Si minimizza il pericolo spread e si punta il dito sull’Ue e sulla finanza internazionale

Ma le teorie del complotto, montate spesso su fake news grossolane, non reggono il confronto con la realtà

La democrazia è per tutti, ma non da tutti: servono passione, consapevolezza e cultura.

Non a caso, Gramsci diceva: istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza. E questo vale anche oggi

Per qualcuno forse è esagerato temere i giudizi dei vertici dell’Ue. Però tutto dipende da chi si trova sotto giudizio e certamente le figure barbine rimediate dall’attuale governo non ci fanno bene. Tutt’altro.

I big del governo Conte

Ad esempio, qualcuno, per difendere la manovra in deficit spending, che ha fatto balzare lo spread più volte, ha azzardato il paragone con Giappone, il cui debito pubblico è arrivato alla proporzione mostruosa del duecentoquaranta per cento rispetto al pil. Peccato solo che il Giappone, nonostante l’indebitamento e nonostante la concorrenza sempre più agguerrita di Cina e Corea, continui ad ispirare fiducia e a tener botta. A differenza dell’Italia, che arretra clamorosamente: questione di leadership e, soprattutto, di credibilità.

Infatti, non è un caso che le performance produttive del Sol Levante siano elevatissime e il suo modello sociale sia tuttora vincente.

Ma questo è solo uno dei tanti esempi che si possono citare per far capire quanto sia vistosa la contraddizione tra i proclami grossolani (e falsi) di certa propaganda che trova uno sfogo libero e incontrollato sui social media e la realtà.

Lavoratori giapponesi

Nel giro di pochi giorni abbiamo assistito a un numero da commedia delle parti degno del più becero avanspettacolo grazie alla performance del ministro del Lavoro e già aspirante premier, che ha minacciato di ricorrere alla magistratura accusando non si sa bene chi di aver prodotto un falso. Certo è che tutti i potenziali accusati, dai vertici della Lega a quelli dello Stato, hanno fornito smentite puntali ed efficaci.

E di visite in Procura non si è finora neppure sentito sussurrare.

E potremmo continuare a lungo a rovistare nello sciocchezzaio di cui la rete è fin troppo generosa, che dimostra due cose. Innanzitutto, che c’è chi non esita a ricorrere alle fake news pur di legittimarsi o difendersi e, in secondo luogo, che in tanti se le bevono.

Intendiamoci: questo non è solo un problema della Lega e del Movimento 5 Stelle. È, semmai, la spia di uno scadimento più generale della politica. Di un abbassamento di livello che emerge senz’altro nella comunicazione, che mai aveva raggiunto livelli così beceri, ma riguarda tutta la sfera dell’agire collettivo.

Il grafico simbolico dello spread

Uno scadimento che non possiamo permetterci, per il solo motivo che siamo – tutti, nessuno escluso – una società complessa che agisce in una realtà più complessa, in cui quel che facciamo rischia di ricadere su chi ci sta vicino e sulle generazioni future.

Un altro esempio potrà essere utile: da alcuni mesi è in atto un bombardamento propagandistico contro il mondo della finanza, che riesce a catalizzare la rabbia di vasti strati dell’opinione pubblica.

Ovviamente nessuno vuol difendere l’alta finanza, che ha causato distorsioni e abusi nella vita economica di molti Paesi. Però chi incita alla demonizzazione ed evoca complotti dovrebbe ricordare che la finanza, oltre a una componente tecnocratica, che spesso fa paura, possiede una base “democratica”, costituita da migliaia, a volte milioni, di risparmiatori che investono il frutto dei propri sacrifici nei titoli pubblici. Anche nei nostri. E questo dovrebbe far capire che lo spread non è l’esito dei magheggi di tecnocrati oscuri, avidi e malintenzionati ma soprattutto l’indice della paura di tanti risparmiatori, che sono cittadini comuni al pari di chi punta il dito sulle banche e sulle loro malefatte.

Testate giornalistiche

Tutto questo per dire che la realtà è più complicata di come la racconta una propaganda martellante, semplicistica e spesso bugiarda, da cui chi vuol fare politica seriamente ha il dovere morale di prendere le distanze.

La politica, in democrazia, è per tutti. Ma non è da tutti: richiede senz’altro passione, ma anche lucidità, intelligenza e cultura. Le richiede negli elettori, che devono attrezzarsi per sfuggire al bombardamento continuo di mezze verità, bugie complete e panzane integrali che vengono propinate con estrema abbondanza. E le richiede in chi si candida a rappresentare i cittadini nelle istituzioni a tutti i livelli.

Antonio Gramsci

È troppo facile parlare alle pance con slogan a effetto ma privi di contenuti reali.

È difficile ragionare e invitare a ragionare, perché richiede coraggio e sobrietà e preparazione, tutte doti che non s’improvvisano.

Ciò vale per tutti, perché nei momenti di crisi gravi come quello che attraversiamo occorre un grande senso di responsabilità, negli elettori e negli eletti. Nessuno deve farsi ingannare o manipolare. O, peggio ancora, inganni o manipoli.

«Istruitevi, perché abbiamo bisogno di tutta la vostra intelligenza», esortava Gramsci circa un secolo fa dalle colonne di Ordine Nuovo.

Lui si rivolgeva alle masse lavoratrici, vittime di gravi ingiustizie sociali e preda facile della demagogia.

Oggi questa esortazione vale per tutti, perché nessuno è al riparo delle ingiustizie e la demagogia che striscia in rete e serpeggia nei media è molto più insidiosa e pericolosa.

Cesare Loizzo

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