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Vaccini e paranoie, ecco la nuova superstizione

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Il Codacons aggredisce il decreto sulle vaccinazioni obbligatorie e annuncia ricorsi in Corte Costituzionale per difendere la libertà di scelta terapeutica e contro le multinazionali del farmaco a cui lo Stato starebbe per fare l’ennesimo regalo. Ma le cose sono un po’ diverse. Il rischio di epidemie di malattie che si ritenevano debellate c’è. E finora ne abbiamo avuto alcune avvisaglie. Purtroppo non c’è vaccino che tenga per certe sindromi dell’opinione pubblica

«La vaccinazione obbligatoria? Roba da fascisti». Il coretto politicizzato non poteva proprio mancare, giusto per ribadire che il Paese ha perso la testa.

Molto più concreto, invece, l’impegno di Codacons, che ha raccolto grazie a Change.org, 75mila firme per la petizione che mira all’abrogazione del decreto sulla vaccinazione obbligatoria.

Paranoia di massa? Probabilmente, anche se alcune osservazioni dell’associazione dei consumatori non sono proprio infondate. Tra queste, l’accusa di incostituzionalità che, almeno a livello formale, potrebbe essere valutata dalla Consulta.

E che proprio quest’ultima con tutta probabilità dovrà farsi carico del problema non ci sono dubbi: circa 2mila famiglie della Lombardia hanno costituito una specie di comitato, il Gruppo Genitori No Obbligo Lombardia e annunciano azioni legali. Al riguardo, è persino troppo facile capire come andrà a finire: non mancherà il magistrato che, a un certo punto, accetterà i rilievi di incostituzionalità (essenzialmente due: il divieto di trattamenti sanitari obbligatori, sancito dal secondo comma dell’articolo 32 della Costituzione, e la tutela dell’obbligo scolastico, stabilita dai primi due commi dell’art. 34 Cost.) e girerà la pratica a Palazzo dei Marescialli.

L’esercito di indignati e spaventati c’è. E la paranoia dilaga, sulla scia di altre affermazioni del tipo: «La vaccinazione obbligatoria è un regalo alle multinazionali del farmaco». Il che non è falso, visto che le paranoie si basano su elementi reali. Ma la differenza tra il realista, il dietrologo e il paranoico può essere sottile e consiste nell’analisi che si fa della realtà.

Dunque, è ovvio che le multinazionali del farmaco guadagneranno grazie alla nuova normativa sui vaccini. Ma questi guadagni non saranno poi quel granché: un vaccino che serve a prevenire costa decisamente meno di un farmaco che, invece, serve a curare. Si pensi alla Poliomielite, facilissima da prevenire con un vaccino, difficilissima e costosa da curare.

È il caso di chiedersi: non è che Codacons, associazione comunque meritevole e protagonista di battaglie molto serie, ha deciso di cavalcare questa tigre per procacciarsi seguito (e tesserati) a buon mercato?

Nel dubbio, è il caso di passare in rassegna le malattie comprese dal decreto licenziato dal governo.

Oltre alla Poliomielite, ci sono il Morbillo (mortale in età infantile e considerato la causa di morte più prevenibile attraverso la vaccinazione), la Difterite, l’Epatite B, la Rosolia, la Varicella e la Meningite. Si scusino le citazioni alla rinfusa, ma sono state fatte solo a titolo esemplificativo, visto che le liste dettagliate sono già pubblicate in abbondanza. La citazione serve solo a ricordare che si tratta di malattie pericolose e non di rado mortali.

Già: ricordare, perché in Italia si è persa completamente la memoria di quando queste malattie, a causa dell’arretratezza e alla povertà, falcidiavano intere zone d’Italia. Quasi tutte erano considerate debellate, grazie a due fattori: il notevole benessere del Paese, considerato una specie di paradiso fino all’inizio del millennio, e le frontiere. L’obbligo della profilassi resisteva soprattutto per chi si recava in Paesi tropicali a praticarvi il turismo, sessuale e non. Costoro, non pochi dei quali ora si spaventano di vaccinare i propri figli, pur di andare altrove a divertirsi, erano disposti a diventare target per iniezioni e ingurgitatori di farmaci… e ora?

Ora è tornata di moda la superstizione. Ora si assiste al cortocircuito: chi fino all’altro ieri aveva messo in ginocchio la Sanità pubblica per fare incetta di farmaci inutili ma costosi e propagandati alla tv, si riscopre omeopata e combina guai. Però ignora allarmi che già ci sono: il Morbillo, la Meningite e roba simile sono tornati, più vivi che mai.

Ce li hanno restituiti i migranti. E non si dice questo per far leva sulla xenofobia, perché, a differenza degli uomini, virus e batteri non sono affatto razzisti. Ma battono l’uomo in un altro difetto terribile: il classismo. Infatti, prosperano alla grande nei Paesi poveri, dove lo Stato, soprattutto la Sanità pubblica, non c’è quasi o è episodico. Molte di queste persone, letteralmente scappate in Italia, sono portatrici più o meno sane di questi microorganismi, nei cui confronti il benessere ci ha resi indifesi.

Logico che il governo abbia deciso di risparmiare e spendere in vaccini anziché sperperare in farmaci.

Codacons farebbe meglio a vigilare affinché non si sperperi anche sui vaccini, perché sarebbe davvero un crimine. E, visto che ci siamo, non è inutile ricordare che certi trattamenti sanitari forse non sono fascisti ma rientrano in doveri di solidarietà che stanno alla base del welfare. Già: i ragazzini di cui fosse accertata qualche allergia, immunodeficienza o incompatibilità coi vaccini, che dovrebbero fare? Per caso non andare a scuola se i loro compagni non fossero vaccinati?

Qualcuno di questi, purtroppo non pochi, che puntano il dito contro le vaccinazioni, a prescindere se siano obbligatorie o meno, ha mai visitato un reparto Malattie infettive di qualche Ospedale? È logico finire in quarantena per qualche malattia rara. È assurdo finirci per qualcosa che si può prevenire con una facilità estrema.

Se i bisnonni – che hanno vissuto l’Italia povera che somigliava non poco a certe zone dell’Asia e dell’Africa – potessero parlare, le tirate d’orecchi sarebbero garantite. L’Italia satolla di oggi ha scordato la povertà di ieri. Ed è la cosa più grave di questa vicenda che sarebbe degna degli hippie più grotteschi se non fosse tragica.

Il problema è che contro le sciocchezze e la paranoia non ci sono vaccini.

 

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Saverio Paletta, classe 1971, ariete, vive e lavora a Cosenza. Laureato in giurisprudenza, è giornalista professionista. Ha esordito negli anni ’90 sulle riviste culturali Futuro Presente, Diorama Letterario e Letteratura-Tradizione. Già editorialista e corrispondente per il Quotidiano della Calabria, per Linea Quotidiano e L’Officina, ha scritto negli anni oltre un migliaio di articoli, in cui si è occupato di tutto, tranne che di sport. Autore di inchieste, è stato redattore de La Provincia Cosentina, Il Domani della Calabria, Mezzoeuro, Calabria Ora e Il Garantista. Ha scritto, nel 2010, il libro Sotto Racket-Tutti gli incubi del testimone, assieme al testimone di giustizia Alfio Cariati. Ha partecipato come ospite a numerose trasmissioni televisive. Ama il rock, il cinema exploitation e i libri, per cui coltiva una passione maniacale. Pigro e caffeinomane, non disdegna il vino d’annata e le birre weisse. Politicamente scorretto, si definisce un liberale, laico e con tendenze riformiste. Tuttora ha serie difficoltà a conciliare Benedetto Croce e Carl Schmitt, tra i suoi autori preferiti, con i film di Joe d’Amato e l’heavy metal dei Judas Priest. [ View all posts ]

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