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Prete diventa spacciatore per finanziare la parrocchia? Tranquilli: è solo un articolo

Una prova fantasiosa per gli allievi del Liceo Classico “Campanella” di Reggio, che hanno partecipato al laboratorio di alternanza scuola-lavoro del Master in Intelligence dell’Università della Calabria

L’articolo che segue è stato selezionato da un gruppo di sei elaborati svolti dagli studenti delle classi Quarta B e Quarta D del Liceo Classico Tommaso Campanella di Reggio Calabria durante le attività conclusive del laboratorio di alternanza scuola-lavoro dedicato all’Intelligence e iniziato nel 2016 a seguito di un protocollo d’intesa siglato dal Liceo reggino, diretto dalla preside Maria Rosaria Rao, con Marco Minniti e Stefania Giannini, all’epoca, rispettivamente, sottosegretario alle Informazioni e ministra dell’Istruzione.

Il laboratorio, svoltosi dal 2 al 6 luglio scorsi presso l’Università della Calabria, fa parte delle attività del Master in Intelligence dell’ateneo calabrese, diretto da Mario Caligiuri,

Le attività didattiche del laboratorio sono state coordinate dal tutor Angelo Zicca, che ha tenuto anche una lezione sulle fake news e sul cyberbullismo.

Le lezioni sono state svolte da Mario Caligiuri, docente Unical e direttore del Master, che ha parlato dell’Intelligence, da Saverio Paletta, giornalista professionista, che ha spiegato i principi base dell’informazione, da Pasquale Cariati, pedagogista dell’Unical, che si è soffermato sulle nuove tecnologie, dalla studiosa Valentina Cuzzocrea, che ha spiegato l’applicazione dei principi della linguistica all’Intelligence e da Andrea Sberze, specialista delle realtà portuali, che si è soffermato sul rapporto tra dimensione marittima e sicurezza nazionale.

Nell’elaborato che state per leggere gli studenti hanno ricostruito uno scenario di mafia, sotto forma di reportage giornalistico.

Una lezione di Intelligence Lab

I Makuto rafforzano il proprio potere stringendo nuovi e fruttuosi legami

UNA CHIESA STUPEFACENTE

Trovati 70 kili di cocaina e 300.000 euro nella parrocchia di S. Peppina, arrestato Don Lucio

 

Vibo Valentia –  È tardo pomeriggio ma non è il suono delle campane a invitare i fedeli a messa bensì le sirene della polizia. Che le forze dell’ordine partecipassero in maniera attiva alle funzioni religiose era già noto ai cittadini, ma l’afflusso delle pantere, che hanno circondato la Chiesa di S. Peppina, è risultato insolito, nonostante il successo che quest’ultima aveva riscosso negli ultimi mesi.

Dopo anni di decadenza, dovuta alla fatiscente struttura, la parrocchia era riuscita a risollevarsi grazie alle frequenti donazioni anonime. A sospettarne l’oscura provenienza è stata la presidente dell’Azione cattolica, Francesca Gattuso, la quale, conoscendo della scarsa disponibilità economica della comunità parrocchiale, ha allarmato le forze dell’ordine.

Dall’inchiesta è emerso che il prete, Don Lucio Cuntrera, intratteneva stretti rapporti con una delle cosche che controlla i traffici illeciti della zona, i Makuto, le cui abitazioni – e ciò era già noto a tutti i vibonesi – erano ormai diventate tappe obbligate delle processioni cittadine.  A partire da gennaio dello scorso anno, però, i legami tra Chiesa e mafia si erano intensificati, tanto da indurre il parroco a rendere il luogo di culto un rifugio sicuro per 70 kili di cocaina e 300.000 euro.

Sono stati i cani molecolari, durante la retata, a permettere di individuare i nascondigli che contenevano la droga: l’abside, il tabernacolo, le edicole, il confessionale.

«Il denaro sarebbe servito per l’annessione di una struttura accessoria, adibita alle mense destinate ai poveri», ha affermato Don Luciano, «il modo in cui ho agito è stato dettato solamente dall’amore per la mia comunità».

La grande quantità di cocaina, in realtà, proveniva dal Porto di Gioia Tauro ed era destinata ad essere smistata in molte altre zone della regione (Reggio Calabria, Rosarno, Siderno).

È stato lo stesso parroco, Don Luciano, a seguito di molti interrogatori, a confessare persino il coinvolgimento di altre comunità religiose. Le sue dichiarazioni hanno condotto gli inquirenti ad ipotizzare una fitta rete di collaborazione tra associazioni mafiose e Chiesa.

Le indagini procedono per stabilire se quanto dichiarato dal prete corrisponda a verità o se sia un tentativo di depistaggio volto a distogliere l’attenzione dal territorio di Vibo e dalla cosca dei Makuto.

Gli autori dell’articolo: Giada Camera, Giuliana Cantarella, Elena Cristiano, Martina Gatto Costantino, Silvia Maria La Rocca, Arianna Pirrone, Giovanna Susino

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Saverio Paletta, classe 1971, ariete, vive e lavora a Cosenza. Laureato in giurisprudenza, è giornalista professionista. Ha esordito negli anni ’90 sulle riviste culturali Futuro Presente, Diorama Letterario e Letteratura-Tradizione. Già editorialista e corrispondente per il Quotidiano della Calabria, per Linea Quotidiano e L’Officina, ha scritto negli anni oltre un migliaio di articoli, in cui si è occupato di tutto, tranne che di sport. Autore di inchieste, è stato redattore de La Provincia Cosentina, Il Domani della Calabria, Mezzoeuro, Calabria Ora e Il Garantista. Ha scritto, nel 2010, il libro Sotto Racket-Tutti gli incubi del testimone, assieme al testimone di giustizia Alfio Cariati. Ha partecipato come ospite a numerose trasmissioni televisive. Ama il rock, il cinema exploitation e i libri, per cui coltiva una passione maniacale. Pigro e caffeinomane, non disdegna il vino d’annata e le birre weisse. Politicamente scorretto, si definisce un liberale, laico e con tendenze riformiste. Tuttora ha serie difficoltà a conciliare Benedetto Croce e Carl Schmitt, tra i suoi autori preferiti, con i film di Joe d’Amato e l’heavy metal dei Judas Priest. [ View all posts ]

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