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A Mantova l’arte ora parla cinese

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Tra modernità e ideogrammi: nove artisti cinesi figli del boom in mostra alla Casa del Mantegna

A Mantova la Casa del Mantegna è diventata da qualche tempo la principale protagonista nell’ambito delle rassegne di arte visiva dedicate all’arte contemporanea.E adesso, con l’allestimento della mostra di pittura cinese intitolata 无界 – Unbounded si apre addirittura alla cultura artistica orientale. Il meraviglioso edificio, costruito da Andrea Mantegna nel 1476 su un terreno donatogli dal marchese Ludovico Gonzaga, ospita questa inedita rassegna, che si svolgerà dal 29 marzo al 1 maggio 2017,curata da Zhu Tong ed Eleonora Battiston e coordinata da Simona Gavioli. La squadra di artisti che con le loro opere creano un raffinato dialogo fra occidente e oriente è composta da: Cai Lei, Chen Ke, Fang Lijun, Li Changlong, Luo Quanmu, Ma Ke, Ma Lingli, Tan Ping, Zhou Chunya.Durante la conferenza stampa di presentazione dell’evento il Presidente della Provincia di Mantova, Beniamino Morselliha affermato entusiasta: «La Casa del Mantegna, attraverso nove artisti cinesi di fama mondiale, conferma la città virgiliana come luogo d’incontro internazionale e di elaborazione di nuovi paradigmi culturali: un museo diffuso e interattivo, dove l’espressione artistica dialoga con l’incantevole patrimonio architettonico della città, gioiello del Rinascimento famoso in tutto il mondo per la sua storia e gli inestimabili tesori d’arte». Un interessante appuntamento artistico che vuole far riflettere sul legame con il passato e gli scambi culturali che l’occidente ha avuto ed ha con la Cina.

 Il loro modo raffinato ed elegante di dipingere figure piatte senza prospettiva li ha portati a confrontarsi con l’arte occidentale moderna e antica e ad amarla di più. Gli artisti che hanno realizzato le opere esposte in questa rassegna desiderano portare in Italia la loro millenaria cultura mantenendo allo stesso tempo dei riferimenti stilistici internazionali. Difatti, il curatore Zhu Tong spiega «the exhibition shows the artist as a representative figure in the development of contemporary Chinese art, presenting the audience with a thread of artistic development: the flattening of a trend and the possibility of a thorough opening».

La mostra presenta le opere realizzate da tre gruppi di artisti come quelli che rappresentano la cultura degli anni’ 50   e ’60 come Zhou Chunya (1955), Tan Ping (1960), Fang Lijun (1963) e Luo Quanmu (1965). Essi hanno realizzato dei lavori ispirati all’arte occidentale  astratta e Pop.  Seguono gli artisti nati negli anni Settanta ed emersi all’inizio di questo millennio: Ma Ke (1970), Li Changlong (1975) e Chen Ke (1978). Sono artisti ancora giovani, che si sono fatti conoscere durante il boom economico cinese in un turbine di mostre, fiere ed eventi in giro per il mondo. Questi artisti più giovani lavorano facendo emergere la propria creatività senza guardare all’arte tradizionale orientale e occidentale, sono molto apprezzati da gallerie internazionali, come la Platform China (Ma Ke) e la francese Perrotin (Chen Ke).

Infine interessano sicuramente le produzioni di due giovanissimi artisti nati negli anni Ottanta, Cai Lei (1983) e Man Ling (1989). A loro si guarda per scoprire l’innovazione artistica legata alla tradizione. Visitare la mostra farà sicuramente riflettere sui cambiamenti sociali e culturali che la globalizzazione ha portato fino ad oggi.

Carmelita Brunetti

 

 

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Saverio Paletta, classe 1971, ariete, vive e lavora a Cosenza. Laureato in giurisprudenza, è giornalista professionista. Ha esordito negli anni ’90 sulle riviste culturali Futuro Presente, Diorama Letterario e Letteratura-Tradizione. Già editorialista e corrispondente per il Quotidiano della Calabria, per Linea Quotidiano e L’Officina, ha scritto negli anni oltre un migliaio di articoli, in cui si è occupato di tutto, tranne che di sport. Autore di inchieste, è stato redattore de La Provincia Cosentina, Il Domani della Calabria, Mezzoeuro, Calabria Ora e Il Garantista. Ha scritto, nel 2010, il libro Sotto Racket-Tutti gli incubi del testimone, assieme al testimone di giustizia Alfio Cariati. Ha partecipato come ospite a numerose trasmissioni televisive. Ama il rock, il cinema exploitation e i libri, per cui coltiva una passione maniacale. Pigro e caffeinomane, non disdegna il vino d’annata e le birre weisse. Politicamente scorretto, si definisce un liberale, laico e con tendenze riformiste. Tuttora ha serie difficoltà a conciliare Benedetto Croce e Carl Schmitt, tra i suoi autori preferiti, con i film di Joe d’Amato e l’heavy metal dei Judas Priest. [ View all posts ]

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